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Aggressione a Niccolò Bettarini, figlio di Simona Ventura
12 Marzo 2019
15:55

Aggressione a Niccolò Bettarini: scarcerato un altro degli aggressori. Lo colpì con otto coltellate

È stato scarcerato un altro degli aggressori di Niccolò Bettarini: il 30enne Davide Caddeo, condannato in primo grado a nove anni, per aver colpito con otto coltellate il figlio di Stefano e Simona Ventura, dovrà scontare la sua pena ai domiciliari con l’obbligo di frequentare un centro per tossicodipendenti, così come disposto dal gip Guido Salvini.
A cura di Chiara Ammendola
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Niccolò Bettarini in tribunale a Milano (LaPresse)
Niccolò Bettarini in tribunale a Milano (LaPresse)
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Aggressione a Niccolò Bettarini, figlio di Simona Ventura

Il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini ha disposto la scarcerazione per Davide Caddeo, uno dei quattro ragazzi condannati per aver aggredito e accoltellato il 1° luglio 2018 Niccolò Bettarini, figlio di Stefano e Simona Ventura, all'esterno della discoteca milanese Old Fashion. Il 30enne sconterà la sua pena agli arresti domiciliari, con l'obbligo di frequentare un centro per tossicodipendenti: secondo il gip, che ha accolto la richiesta dei legali di Caddeo, l'uomo ha avuto una "difficile vita", con un'adolescenza da tossicodipendente, per questo è fondamentale puntare sulla "funzione rieducativa" della pena, anche se non definitiva.

Il 28 febbraio scarcerato un altro degli aggressori: disposti anche per lui gli arresti domiciliari

Insieme con Caddeo che ha ricevuto la pena più alta essendo stato lui a sferrare materialmente le otto coltellate a Bettarini junior, lo scorso 18 gennaio, sono stati condannati in primo grado per quell'aggressione anche Alessandro Ferzoco (per lui una pena di cinque anni e sei mesi), Andi Arapi (cinque anni) e Albano Jakei (sei anni e sei mesi di carcere). Quest'ultimo aveva ottenuto gli arresti domiciliari dallo stesso gip Guido Salvini, lo scorso 28 febbraio, col permesso di poter uscire di casa per andare a lavorare. Jakei, Caddeo e Ferzoco erano in carcere dallo scorso luglio. L'unico che aveva atteso la sentenza ai domiciliari era Andi Arapi, che però pochi giorni dopo la condanna era evaso ed era stato arrestato a Bari mentre cercava di tornare in Albania: per questo è ritornato in carcere.

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