"La città è un buco nero dell'informazione. Qui potrebbe succedere di tutto senza che nessuno se ne accorga". Cronache da Pyongyang? No. La città in questione è Milano, secondo i tre consiglieri comunali del Movimento 5 stelle che dallo scorso giugno siedono a Palazzo Marino: Gianluca Corrado, Patrizia Bedori e Simone Sollazzo.

Che, a sei mesi dalla vittoria di Beppe Sala e per cercare forse di distogliere l'attenzione (eccessiva? Sì, senza dubbio, ma sempre lecita) da quello che succede a Roma hanno pensato bene di cambiare strategia. Dopo aver lodato i 43 successi di Virginia Raggi sono passati a elencare i "dieci fallimenti di Sala e del Pd a Milano". Sia ben chiaro: alcuni dei 10 punti elencati dai pentastellati sono effettivamente problemi con i quali la giunta Sala deve confrontarsi. Ma il modo in cui gli stessi sono presentati – il solito stile iperbolico con alcune inesattezze lampanti – rischia di minare tutto l'impianto accusatorio dei Cinque stelle. Ed è forse l'emblema stesso del perché a Milano il MoVimento non ha mai (ancora) sfondato davvero: perché il capoluogo lombardo non è una città "di pancia", pronta ad assorbire come una spugna (e in maniera acritica) le incontinenze linguistiche che altrove, nel Paese, hanno fatto breccia.

"I giornali non si sono mai curati di Sala"

Più che i dieci punti in sé, infatti, il problema del post apparso sul blog di Beppe Grillo (già spostato in posizione defilata dopo poche ore) sembra essere il paragrafo iniziale: "Che ha fatto Mister Expo, a parte la farsa dell'autosospensione in seguito all'avviso di garanzia? Nessuno lo sa. I giornali non si sono mai curati di lui, neppure quando è stato indagato", scrivono i consiglieri Cinque stelle. Ora bisogna essere ciechi, oppure in malafede, per poter affermare una cosa simile. Di Sala, di tutte le diverse indagini nelle quali è stato coinvolto (non c'è solo l'ultima per la Piastra Expo) se n'è parlato. Ed è stata proprio la stampa, in molti casi, a sollevare questioni scomode: basti ricordare il caso della presunta incandidabilità dell'ex commissario di Expo a sindaco, sollevato dal settimanale Panorama. O proprio l'ultima inchiesta sulla Piastra, della quale il sindaco per sua stessa ammissione è venuto a sapere, guarda caso, proprio dai giornali. La domanda allora è: i grillini li leggono?

La (falsa) censura sulla finanza a Palazzo Marino.

Proseguendo nella lettura del loro post verrebbe da pensare di no: "Per esempio una notizia censurata da tutti i media: ieri (giovedì, ndr) la Finanza è entrata al Comune di Milano, dove ha sequestrato tutta la documentazione afferente le opere Expo realizzate al Palazzo di giustizia. Qualcuno di voi l'ha saputo? No. Nessun giornale o tg ne ha parlato", scrivono ancora i tre consiglieri pentastellati. Strano, perché su Fanpage.it, così come su altri giornali, la notizia naturalmente c'è, e anche in bella evidenza. Che si riferiscano solo ai giornali cartacei (e comunque non è vero neanche in questo caso)? Sarebbe strano anche questo, per un MoVimento che ha fatto del web la sua forza (e anche il suo strumento decisionale, perfino per scegliere i propri rappresentanti in Parlamento con le famose "Parlamentarie" del 2012: a proposito, cosa è successo alla pagina dei risultati? Non risulta più raggiungibile).

I fallimenti analizzati punto per punto.

La premessa dei tre consiglieri – per fortuna – termina qui. E iniziano invece i dieci "fallimenti" di Sala. Analizziamoli in breve.

1) I conflitti di interesse. Vero, sono presenti, e sono un problema che l'intero Paese si trascina da tempo immemore e sul quale nessun governo è mai riuscito a legiferare in maniera convincente (l'ultima proposta di legge si è arenata a febbraio 2016 dopo l'approvazione della Camera). A voler essere garantisti e non in malafede, comunque, andrebbe specificato che il conflitto di interesse può rimanere "potenziale" (termine che gli stessi consiglieri utilizzano), e non assumere alcuna rilevanza. A meno che naturalmente qualcuno non prenda una decisione che penalizzi la città in favore dei propri interessi di parte.

2) Expo. È un po' la Bestia nera del MoVimento 5 stelle, che vi ha sempre visto un enorme spreco di soldi pubblici. Ed è stato in effetti un "buco nero" per tante ragioni: la "sensibilità istituzionale" della procura di Milano (che però adesso sembra essersi attenuata), la "alterazione del principio della concorrenza in molti appalti" sottolineato dalla Corte dei conti a proposito del bilancio d'esercizio 2015. E poi c'è la questione del dopo Expo, dello spostamento a Rho-Pero delle facoltà scientifiche della Statale. Definire tutto un fallimento di Sala sembra essere però un giudizio quasi ideologico: significa schierarsi contro le "Grandi opere" tout court, atteggiamento – come dimostra anche il no alle Olimpiadi a Roma – effettivamente connaturato al MoVimento (e qui si tratta di una scelta, non di un successo o di un fallimento).

3) Le indagini
: "Sala è indagato nell’inchiesta sulla piastra Expo", si legge tra i fallimenti. Questo, diciamolo, sembra un autogol. Con una sindaca a Roma coinvolta non in una, ma in due indagini, definire un'inchiesta un fallimento, ancora prima che si arrivi non dico a una condanna in primo grado ma addirittura a un rinvio a giudizio, fa scivolare il MoVimento verso quel giustizialismo degli esordi, atteggiamento che poi il confronto con la dura realtà dell'amministrazione della cosa pubblica (come insegnano i casi di Livorno, Parma, Roma, Quarto) ha attenuato.

4) Cascina Merlata. La questione è molto tecnica. Nel 2011 nella zona di Cascina Merlata, che si trova vicino a Expo, si decide di costruire un albergo. Poi, però, ci si accorge che manca uno spazio per parcheggiare i pullman turistici per l'Expo 2015. Un pasticcio, certo. Che viene risolto con un compromesso, un accordo: la società proprietaria dei terreni decide di cederne per due anni una parte per realizzare il parcheggio. In cambio dei ritardi nell'edificazione chiede una variante: convertire i 15mila metri quadri di superficie lorda di pavimento precedentemente destinati a funzioni ricettive in diecimila destinati a funzioni commerciali (per un altro centro commerciale "monstre", afferma il M5s) e cinquemila a terziario. La variante, che viene approvata a dicembre da Palazzo Marino, non modifica la capacità edificatoria (il cemento, per farla breve, resta lo stesso). Il Comune scrive: "Le perizie prodotte dall'Agenzia Regionale Lombardia delle Entrate e dal Provveditorato Interregionale per la Lombardia e l'Emilia Romagna hanno calcolato che il valore economico legato a questi ritardi (4,96 milioni di euro) è superiore ai benefici legati al cambio di destinazione d'uso oggetto della variante (4,1 milioni di euro). Il Consiglio Comunale ha stabilito che i maggiori oneri di urbanizzazione secondaria derivanti dall'approvazione della variante, pari a circa 400mila euro, saranno destinati a interventi di riqualificazione negli edifici di edilizia residenziale pubblica di proprietà comunale nel quartiere Gallaratese". Fallimento? Successo? Si tratta in ogni caso di una questione che attiene più la giunta precedente che non quella di Sala.

5) Patto parasociale A2A.
La cessione di quote delle partecipate del Comune di Milano più performanti era stata indicata dal sindaco Sala fin dalla campagna elettorale come uno dei suoi punti d'azione, per recuperare liquidità da impiegare altrove: "Risponde a un interesse tutto partitico, contrario all’interesse e al bene dei cittadini"? Anche questo è un giudizio, non un fallimento. Chi ha votato Sala, se lo ha ascoltato bene, se lo doveva aspettare.

6) Trasparenza. L'assessore alla Trasformazione digitale Roberta Cocco (ex Microsoft) non ha pubblicato la propria situazione reddituale e patrimoniale sul sito del Comune. Tutto vero, tanto che sul caso è in corso un'istruttoria da parte dell'Anac di Raffaele Cantone e, giustamente, il MoVimento vuole vederci chiaro, "anche considerato che l'assessora Cocco proviene da un'azienda che fornisce prodotti e servizi al Comune di Milano" (e qui si ritorna al conflitto di interessi).

7) Servizi tassati: "Welfare, educazione e scuole sono le voci maggiormente colpite dal bilancio previsionale. Nella proposta di bilancio, in questi giorni in discussione, sono stati previsti 3 milioni di euro in meno alla voce educazione infantile, e decine di milioni in meno per l'edilizia scolastica, salvo poi trovare milioni per il marketing, 5 milioni in favore della digitalizzazione, e 5,5 milioni annui per le consulenze esterne". Scrivono i Cinque stelle. Due appunti: il primo, si tratta di una questione ancora in discussione. Secondo: perché – stante una coperta sempre corta, come tutti gli Enti locali denunciano per quanto riguarda le loro risorse – obiettare sul destinare risorse nella digitalizzazione, se può poi comportare benefici per i cittadini e per l'ambiente? Curiosamente, poi, la stessa digitalizzazione in uno dei Comuni lombardi amministrati dal M5s, Sedriano, diventa una delle conquiste dell'amministrazione: "La piattaforma digitale rappresenterà il nuovo ed unico luogo di lavoro e condivisione dei documenti relativi a ciascun procedimento edilizio. I risultati saranno evidenti soprattutto in termini di riduzione del consumo di carta e quindi un passo avanti per la salvaguardia dell'ambiente", si legge sul portale "Comuni a 5 stelle".

8) Scali Ferroviari. Il mancato accordo sulla riqualificazione degli scali ferroviari è una delle sconfitte più cocenti della giunta Pisapia. Il suo successore Sala ha ripreso la questione, che riguarda anche Fs e la Regione Lombardia. Per il M5s "al di là delle parole spese, il rischio di una cementificazione selvaggia pare sempre più probabile". Sul tema il Comune ha scelto, al momento, la strada della massima partecipazione. È stato da poco pubblicato il report relativo al primo workshop che si è tenuto a dicembre, al quale hanno partecipato circa duemila cittadini. Uno degli archistar intervenuti, Stefano Boeri, ha illustrato la sua idea: "Un Fiume Verde che collega i 7 scali in un unico sistema ambientale, infrastrutturale e energetico per Milano. L’idea è quella di un aumento sostanziale delle superfici verdi dentro gli scali, quindi arrivare a un 80-90 per cento". Se passasse questa idea (il prossimo step prevede incontri nei singoli Municipi) il rischio cementificazione selvaggia potrebbe essere evitato. In ogni caso sembra difficile parlare di fallimento per un qualcosa che è in corso di definizione.

9) Gestione e organizzazione personale comunale: "Perché Sala non investe nella valorizzazione delle risorse interne piuttosto che continuare ad assumere dirigenti e quadri?", si chiede il M5s. Il tema esiste, e ha rischiato di esplodere con forza con lo sciopero dei 13mila dipendenti comunali, annunciato per il 3 febbraio ma poi rientrato dopo che Palazzo Marino ha firmato un'intesa con i sindacati.

10) L'inquinamento atmosferico. 
È francamente il punto più risibile tra i tanti. L'inquinamento a Milano è un problema strutturale, annoso. Citarlo tra i fallimenti di Sala sembra pretestuoso, se non ridicolo. Anche perché il Comune di Milano, sul tema, da solo non può fare molto: è tutta la Pianura Padana ad essere una delle aree più inquinate d'Europa. Ciò non toglie, ovviamente, che si debba fare al più presto qualcosa. Ma non con queste critiche sterili.