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Come si combatte la violenza di genere? L’arresto e le varie misure di prevenzione nei confronti del colpevole garantiscono la fine dell’incubo per la vittima? Due domande a cui sta rispondendo il "Protocollo Zeus", un progetto che sposta l’attenzione anche su stalker, cyberbulli minorenni e persone accusate di maltrattamenti in famiglia, che a seguito dell’ammonimento del questore vengono invitati a seguire un percorso rieducativo terapeutico che gli permette (in larghissima percentuale) di capire come gestire le emozioni e soprattutto di comprendere il "disvalore giuridico e sociale delle proprie azioni". Avviato in via sperimentale nell’aprile 2018 alla questura di Milano, il Protocollo è diventato oggi un modello per altre città italiane che guardano con ottimismo ai dati registrati finora.

In pochi ritornano a delinquere

Dall’introduzione del Protocollo sono state 210 le persone ammonite, l’80 per cento delle quali (pur non avendo obblighi) si sono presentate ai colloqui con gli psicologi psicoterapeuti e i criminologi clinici del Cipm (Centro italiano per la promozione della mediazione) iniziando un percorso di recupero. «Un’ulteriore indicazione dell’efficacia del Protocollo è data dal bassissimo valore di recidive riscontrato: solamente 12 (pari a circa il 6,7 per cento) degli ammoniti hanno reiterato – ha spiegato Alessandra Simone, dirigente dell’Anticrimine – nel solo 2019 inoltre, la percentuale di ammoniti avviati al Protocollo è salita all’85 per cento, ovvero 119 persone: di questi in 101 (87 uomini e 14 donne) sono stati seguiti dagli esperti del centro e, a oggi, solo in 6 sono stati coinvolti nuovamente in vicende di stalking o violenza domestica".

Il focus sul colpevole

"Il Protocollo Zeus è uno strumento eccezionale che consente di affrontare le problematiche della violenza di genere anche occupandosi dell'autore del reato", ha spiegato il questore Sergio Bracco pochi minuti prima di firmare negli uffici di via Fatebenefratelli il rinnovo del Protocollo fino al dicembre 2022 assieme al direttore del Cipm, Paolo Giulini. Le forze dell’ordine, pur notificando l’ammonimento a una persona, non possono obbligarla a seguire il trattamento ma il rifiuto è comunque considerato un atteggiamento chiaro di mancato pentimento e può portare a un aggravamento della misura cautelare perché dimostra la pericolosità sociale della persona. Per fortuna il numero di rifiuti continua a diminuire, la cura Zeus sembra stia funzionando. "La vittima avrà sempre un ruolo centrale ma per cambiare il fenomeno bisogna comprendere anche l’altra parte, l’aggressore. I suoi limiti e le sue fragilità – ha commentato Giulini – spesso dietro lo stalker c’è una persona che ha subito a sua volta violenze e che va accompagnato lungo un percorso di cura e consapevolezza. Tutto ciò avviene con colloqui individuali che a volte durano anche un anno".