I microcellulari sequestrati lo scorso novembre nel carcere di Secondigliano
in foto: I microcellulari sequestrati lo scorso novembre nel carcere di Secondigliano

Si chiamano microcellulari e sono dispositivi lunghi al massimo 6-7 centimetri che possono essere facilmente nascosti, anche in parti del corpo dove "non batte il sole". Sono in vendita su molti siti di e-commerce (Amazon e E-Bay) e sono il mezzo attraverso il quale anche chi non potrebbe avere un cellulare, come i detenuti, riesce a restare in contatto con l'esterno. L'ultimo sequestro di un microcellulare è avvenuto nel carcere di Cremona. A denunciare l'episodio è stato il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe. Gli agenti in servizio nel penitenziario cremonese si sono insospettiti per l'insistenza con cui un detenuto continuava a chiedere che gli venisse consegnato un pacco che gli era stato spedito. Nel pacco, tra i vari oggetti, c'era anche un flacone di shampoo. Da più approfonditi controlli gli agenti di polizia penitenziaria hanno scoperto che nello shampoo era stato nascosto proprio un microcellulare che è stato poi sequestrato.

Microcellulari sequestrati anche in altre carceri

Non è il primo caso: lo scorso novembre nel carcere di Secondigliano a Napoli erano stati sequestrati diversi di questi apparecchi, grandi quanto un accendino, che alcuni detenuti utilizzavano e poi nascondevano addirittura tra i glutei. Di fronte all'ennesimo sequestro il segretario generale del Sappe Donato Capece ha pertanto suggerito che gli istituti penitenziari vengano schermati affinché sia reso di fatto impossibile comunicare all'esterno anche con i microcellulari.