Il ferroviere Giuseppe Cicciù con la moglie Paola Gesualdo (foto Facebook)
in foto: Il ferroviere Giuseppe Cicciù con la moglie Paola Gesualdo (foto Facebook)

Ogni volta che lavorava con il primo turno, il ferroviere Giuseppe Cicciù chiamava sua moglie per salutarla. "Chiamava alle sette meno un quarto per svegliarmi e darmi il buongiorno", ha raccontato Paola Gesualdo alle sue amiche. Ma la mattina del 6 febbraio la telefonata non è arrivata. Un silenzio che è sembrato strano, ma non ha subito preoccupato la donna. Solo più tardi, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, dopo aver accompagnato il figlio a scuola, è arrivata la notizia che ha sconvolto la vita della sua famiglia.

Quella telefonata mai arrivata

Erano passate le 8 e la tragedia era già avvenuta da quasi due ore. Il ferroviere di 52 anni, insieme al collega Mario Dicuonzo, è morto nel deragliamento del treno Frecciarossa 9595 uscito dai binari alle 5.35 all'altezza di Ospedaletto Lodigiano, mentre viaggiava a 298 chilometri orari. Un incidente forse provocato da uno scambio lasciato in una posizione scorretta dopo un intervento di manutenzione notturno. Al momento l'ipotesi degli inquirenti è quella di un errore umano e cinque tecnici sono stati iscritti nel registro degli indagati.

Frecciarossa deragliato, il dolore delle famiglie dei due ferrovieri rimasti uccisi

"Ho chiesto di vederlo ma mi hanno detto che non è possibile", ha spiegato la moglie di Cicciù ai parenti arrivati da Reggio Calabria. Dopo lo choc sono i giorni del dolore per le famiglie delle due vittime. Cicciù era originario di Reggio Calabria, ma viveva da tempo a Cologno Monzese. Dicuonzo era nato a Capua e abitava a Pioltello. Entrambi erano lavoratori esperti e attenti alle norme di sicurezza. Si occupavano dell'addestramento dei colleghi più giovani. Cicciù era stato sindacalista e in prima linea proprio nel chiedere prevenzione per evitare incidenti e infortuni.