Maria Giulia Sergio, detto Fatima
in foto: Maria Giulia Sergio, detto Fatima

La Corte d'assise d'appello di Milano ha confermato la condanna a nove anni di carcere per Maria Giulia Sergio, alias Fatima. La ragazza, originaria del Napoletano ma poi trasferitasi con la famiglia a Inzago, nel Milanese, è considerata la prima "foreign fighter italiana". Già in primo grado, nel dicembre del 2016, la ragazza era stata condannata a nove anni per terrorismo internazionale. Il sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo aveva chiesto la conferma della condanna: richiesta accolta dalla Corte d'assise d'appello. Come avvenuto per tutta la durata dell'inchiesta – che ha travolto tutta la famiglia di Fatima – e durante la sentenza di primo grado, Fatima non era in aula. La ragazza è latitante: dal 2015 si troverebbe in Siria per combattere nelle fila dello Stato islamico, anche se non è certo che sia ancora viva: il dubbio sulla sua morte era stato sollevato della sorella di Maria Giulia, Marianna, anche lei condannata in via definitiva a cinque anni e quattro mesi sempre per terrorismo internazionale, in occasione di una delle precedenti udienze.

Secondo quanto spiegato nella sua requisitoria dal sostituto pg, Fatima ha avuto un "ruolo fortissimo" nel convincere i genitori – nel frattempo morti entrambi – prima a convertirsi all'Islam e poi a partire per la Siria, raggiungendo i territori dello Stato islamico. Un "fanatismo convinto", quello di Maria Giulia Sergio, che l'aveva portata ad aderire all'organizzazione criminale dell'Isis. La Corte d'assise d'appello ha confermato, su richiesta del sostituto pg, le pene inflitte in primo grado anche ai coimputati di Fatima: dieci anni per il marito, l'albanese Aldo Kobuzi, nove anni per Haik Bushra, considerata l'indottrinatrice della ragazza e otto anni ciascuno per la madre e la sorella di Aldo Kobuzi, Donika Coku e Seriola Kobuzi: sarebbero tutti in Siria.