Giorgio Maria Calori, primario dell’ospedale Pini di Milano (Facebook)
in foto: Giorgio Maria Calori, primario dell’ospedale Pini di Milano (Facebook)

Giorgio Maria Calori, primario dell'ospedale Gaetano Pini di Milano, è una delle sei persone arrestate tre giorni fa nell'ambito di quello che potrebbe configurarsi come il nuovo scandalo nella Sanità lombarda: soldi (attraverso consulenze), regali costosi e inviti a convegni che sarebbero stati offerti a medici in cambio dell'introduzione in due ospedali milanesi, il Pini e il Galeazzi, di forniture ortopediche prodotte da una ditta di Monza. Calori si trova al momento ai domiciliari ed è stato sospeso dalla direzione ospedaliera, in attesa degli sviluppi giudiziari sul caso. Davanti al giudice per le indagini preliminari Teresa De Pascale il medico ieri pomeriggio si è difeso, sostenendo che non ci sia alcun "conflitto di interessi" tra il suo ruolo nell'ospedale milanese e l'attività dell'imprenditore Tommaso Brenicci, anche lui arrestato tre giorni fa e unico dei sei indagati finito in carcere. Proprio i rapporti tra Brenicci, fornitore di protesi ortopediche attraverso la sua società e il primario sarebbero al centro del presunto sistema corruttivo ipotizzato dai pubblici ministeri milanesi Eugenio Fusco e Letizia Mannella. L'interrogatorio di garanzia del primario è durato circa tre ore e mezzo, durante le quali il medico si è difeso dalle accuse di corruzione, le sole contestate al momento al professionista. Calori "non ha mai posto in essere atti contrari ai doveri d’ufficio", secondo quanto ha riferito ai cronisti il suo legale, l'avvocato Nerio Diodà. Inoltre, sempre secondo quanto riferito dal suo avvocato, "dal procuratore e dal gip, Calori ha avuto la conferma che questa vicenda non ha nulla a che fare con la sua professionalità".

Al primario non sono contestate al momento lesioni sui pazienti

I soldi incassati da Calori attraverso consulenze pagate da Brenicci – oltre 200mila euro, che sarebbero stati dichiarati – non sarebbero la controparte di favori – e cioè le forniture per oltre 800mila euro che l'imprenditore ha fornito all’Unità chirurgia ortopedica riparativa del Pini diretta da Calori -, ma guadagni leciti. I rapporti tra Calori e Brenicci, che sono soci in alcune società, sono "tutti documentati e corretti, compatibili col suo incarico a tempo", ha detto il legale del primario. Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip aveva evidenziato "l'approccio interventista" di Calori "volto al maggior guadagno piuttosto che alla preminente cura del paziente". Dagli atti dell'indagine erano inoltre emerse le considerazioni dell'altro primario del Pini arrestato, Carmine Cucciniello, che in un'intercettazione aveva parlato di un'infezione inventata da Calori per operare a tutti i costi un paziente. Al momento, però, a Calori non è contestata alcuna lesione nei confronti dei suoi pazienti, anche se numerose segnalazioni in questo caso sarebbero arrivate ai magistrati da parte di pazienti operati dal medico.

Anche l'altro primario del Pini ha respinto le accuse

Proprio Cucciniello, anche lui finito ai domiciliari nella stessa inchiesta, era stato ascoltato dal magistrato prima del collega. Come ha riferito l’avvocato Giuseppe Ezio Cusumano, uno dei suoi legali, anche il suo assistito "ha negato ogni addebito". Intanto l'Ordine dei medici di Milano ha annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale processo nei confronti dei medici arrestati: "Qualsiasi attività medica fatta ai danni dei pazienti è odiosa e va perseguita in tutte le maniere – ha affermato il presidente dell'Ordine di Milano Roberto Carlo Rossi – L'Ordine di Milano ha sempre chiesto ai magistrati di potersi costituire parte civile in episodi come questi, perché minano la reputazione dei medici e la fiducia nei confronti dell'intero sistema sanitario. Sicuramente lo farà, anche in questa occasione". Anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha detto che la Regione si costituirà parte civile: "Abbiamo già dato incarico a un avvocato che ci seguirà come parte offesa".