"Il grande errore di Regione Lombardia è stato non aver pensato di portare le mascherine nelle strutture per anziani prima che in qualunque altro luogo. E così quelli che dovevano essere ambienti di sicurezza e serenità non lo sono più". Luca Degani è il presidente lombardo di Uneba, l'Unione nazionale delle istituzioni e iniziative di assistenza sociale, che rappresenta a livello regionale 440 strutture associate. Intervistato da Fanpage.it, lancia un allarme sulla situazione tragica delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, dove dall'inizio dell'emergenza coronavirus sono morte centinaia di persone. La maggior parte delle vittime sono ospiti, ma ci sono stati i primi decessi anche tra gli operatori. "Quella in atto oggi è una grave limitazione del diritto di cura delle persone anziane, è una cosa grossa – è la denuncia di Degani -. Nelle case di cura deve essere garantito il diritto di andare in ospedale o comunque di essere curato se positivo al covid-19. Si dice che non posso andare in ospedale perché è troppo pieno? Benissimo, si sposti la prestazione ospedaliera presso le Rsa".

In Lombardia sono morti i primi lavoratori nelle case di riposo

Purtroppo sì. Una lavoratrice milanese è scomparsa pochi giorni fa, ed è morto anche il presidente di una nostra fondazione nel Cremonese, aveva 73 anni. I contagiati sono moltissimi, ma i numeri veri non si sanno. Parliamo di una situazione paragonabile a quella delle strutture sanitarie. E stanno morendo tantissimi ospiti, cadono come mosche.

Perché questa strage nelle residenze?

Non è certo sfortuna o casualità se muoiono così tante persone nelle case di riposo. Sapevamo benissimo che il covid-19 uccide in modo preponderante gli anziani e le persone con salute precaria. Proteggere i lavoratori è quindi doppiamente importante.

Da dove bisogna partire per salvaguardare la salute di lavoratori e ospiti?

Il rischio è altissimo sia per i dipendenti che per gli assistiti, dobbiamo proteggere tutti. I lavoratori perché sono quelli più a rischio di contrarre l'infezione, mettendo così in pericolo loro stessi, le loro famiglie e anche involontariamente gli ospiti. All'inizio è l'operatore che rischia di contagiare l'ospite, arrivando da fuori. Poi quando scoppia il focolaio la situazione si inverte. Con la carenza di personale dovuta alla quarantena arrivano nuove persone in strutture già infette, che diventano potenziali vittime.

Adesso le mascherine sono arrivate? Bastano per tutti?

No. La situazione è migliorata rispetto ai primi giorni di emergenza, ma tutt'ora le strutture non hanno abbastanza dispositivi. Qualcuno se la cava con soluzioni artigianali. Da una settimana la protezione civile fa distribuzioni nelle Rsa, ma ci sono ancora grandi difficoltà di approvvigionamento. Le risorse arrivano con il contagocce. Si lavora con l'eterno terrore di cosa accadrà il giorno successivo, con la paura di non poter proseguire in sicurezza. Oggi come Uneba riceviamo 160mila mascherine che distribuiremo. Sono 2mila per ogni ente che le ha chieste. In un centro di 80 dipendenti possono bastare per una decina di giorni. Serve molto di più. Prendiamo tempo continuamente, ma la tranquillità ci sarà solo con i tamponi a tutti i lavoratori e a tutti gli ospiti.

Dopo l'impegno del governatore Fontana sui tamponi c'è stato un miglioramento?

C'è stato un miglioramento per quanto riguarda i lavoratori, ma più nelle norme che nei fatti. Per gli ospiti non è cambiata nemmeno la norma: non è ancora prevista la verifica di tutti come in altre regioni.

La Regione dice che si sta muovendo in base alle indicazioni scientifiche

Ma allora devono essere seguite in modo logico. Se l'atteggiamento è quello di portare in ospedale i più giovani perché hanno più possibilità, lascando nelle Rsa i più anziani, allora devi comportarti di conseguenza. Nelle Rsa me li devi tamponare tutti. E soprattutto devi mettere le strutture in condizione di curare in modo adeguato.

Agli ospiti delle case di riposo sono negate cure adeguate?

Quella in atto oggi è una grave limitazione del diritto di cura delle persone anziane, è una cosa grossa. Nelle case di cura deve essere garantito il diritto di andare in ospedale o comunque di essere curati se si è positivi

Regione Lombardia non si è mossa in questo senso?

Regione Lombardia continua a non cogliere il punto. Hanno fatto 5 delibere che migliorano un po' alcuni aspetti, danno più garanzie economiche e meno burocrazia. Questo va benissimo, ma manca una parte importante. Nelle comunicazioni danno consigli che sembrano quelli della nonna. Spiegano come usare il saturimetro, ma questo gli operatori lo sanno già fare tutti! Quello che non sanno fare è gestire le infezioni, l'uso degli antivirali, la gestione della polmonite e altre problematiche pneumologiche atipiche. I lavoratori delle Rsa non sono stati formati per curare un'infezione letale.

Cosa chiedete alle autorità sanitarie?

È semplice. Se gli anziani non possono andare in ospedale, bisogna portare le cure sanitarie nelle residenze. Il lavoro degli operatori delle Rsa è aiutare gli ospiti a vivere bene gli ultimi anni dell'esistenza. Ma ora questi centri non sono più luoghi dove vivere bene gli ultimi anni. Da quando arrivato il coronavirus sono diventati dei luoghi dove curare e proteggere le persone più fragili. Ora servono dispositivi di protezione, tamponi a tutti e il supporto di medici specialisti.