A Spirano, un piccolo paese della provincia di Bergamo, i titolari di una piccola pizzeria e kebab di asporto hanno dovuto chiudere il locale nel giorno dell'inaugurazione per via di un'ordinanza comunale, notificata dalla polizia locale. Il motivo? Aver infranto una norma del piano di governo del territorio vendendo kebab all'interno del centro storico. La vicenda viene riportata dal quotidiano Repubblica, che ha intervistato il sindaco di Spirano: “Non è un'iniziativa politica – ha dichiarato Giovanni Malanchini, primo cittadino in forza alla Lega Nord – non è lo straniero che viene penalizzato. Vogliamo tutelare le tradizioni e la cultura locali”. Di "tutela architettonica", in effetti, parla l'ordinanza notificata ai titolari del locale. Anche se non è d'immediata comprensione il nesso tra le strutture architettoniche e uno spiedo di un kebab, nascosto all'interno di un locale. I gestori del locale, comunque, sembrano rassegnati: "Toglieremo il kebab dai volantini per riuscire ad aprire il locale", hanno detto.

Anche Borghezio aveva protestato contro il kebab

Non è la prima volta che il kebab, tipico alimento turco – anche se la sua versione più nota, il doner, ossia lo spiedo verticale, è stato inventato sì da un turco ma in Germania – diventa il simbolo della difficoltà di integrazione tra popoli diversi nel nostro Paese. Ed è curioso che la pietanza sia quasi uno spauracchio per un partito in particolare, la Lega. Recentemente infatti il leghista Mario Borghezio aveva messo in scena una protesta in via Padova, a Milano, una zona ad alto tasso di immigrazione: "Vogliamo il risotto alla milanese, non il kebab del ca…", aveva detto Borghezio proprio davanti alle telecamere di Fanpage. Ma ordinanze antikebab sono state emesse in passato da molte amministrazioni comunali, con il pretesto di garantire la sicurezza. La Consulta le ha però più volte dichiarate incostituzionali.