Sette anni e mezzo di condanna e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. È quanto hanno deciso i giudici della quarta sezione della Corte d'appello di Milano per Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia ed ex senatore. Formigoni era imputato per la vicenda dei presunti fondi neri della Fondazione Maugeri di Pavia e dell'ospedale San Raffaele, per cui in primo grado era stato condannato a sei anni. L'accusa per l'ex governatore della Lombardia è di corruzione (già in primo grado era caduta quella di associazione a delinquere): avrebbe beneficiato di "utilità", quantificate in oltre 6,6 milioni di euro, in cambio di delibere e rimborsi non dovuti ai due enti, quantificati in circa 200 milioni di euro. I giudici della quarta sezione d'appello, presieduti da Marina Caroselli, hanno accolto la richiesta del procuratore generale Vincenzo Calia, che aveva chiesto per l'ex Celeste la pena massima prevista per il reato di corruzione in questo caso. La corte ha anche aggravato la pena per un altro imputato, l’ex direttore amministrativo della Maugeri Costantino Passerino, che dai sette anni in primo grado è passato a una condanna di sette anni e sette mesi. Confermata invece la pena per il terzo imputato, l’imprenditore Carlo Farina, condannato a tre anni e quattro mesi.

A novembre un altro processo per Formigoni a Cremona

Altri due imputati, gli imprenditori Pierangelo Daccò e Antonio Simone, avevano già patteggiato durante le precedenti udienze (la stessa richiesta di patteggiamento era stata respinta per Formigoni). Sarebbero stati proprio loro a creare i fondi neri, circa 61 milioni di euro usciti dalle casse della Maugeri e del San Raffaele tra il 1997 e il 2011 e transitati sui conti di alcune loro società. Daccò e Simone avrebbero poi fatto da intermediari, usando parte di questi soldi per regalie e altre utilità a Formigoni, tra cui vacanze, cene e l'uso di yacht. Ad agosto all'ex governatore lombardo la Corte dei conti aveva sequestrato 5 milioni di euro. Per Formigoni, che attualmente non ricopre cariche pubbliche non essendo stato eletto alle elezioni dello scorso 4 marzo, l'interdizione scatterà come prevede la legge solo in caso di sentenza definitiva. Intanto, però, per l'ex Celeste si profilano nuove vicissitudini giudiziarie: dovrà infatti affrontare un altro processo a Cremona, con prima udienza fissata per il 27 novembre, per rispondere delle accuse di corruzione e turbativa d'asta. Secondo la procura, avrebbe ottenuto utilità per oltre 400mila euro in cambio di un trattamento preferenziale nei confronti di un'azienda fornitrice di un macchinario diagnostico per l'ospedale di Cremona. A processo, con la sola accusa di turbativa d'asta, è finito anche l'ex direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina, mentre l'ex sottosegretario alla presidenza della Regione Paolo Alli è stato assolto da tutte le accuse.