Da oltre un secolo "Pane quotidiano" sfama i poveri di Milano. Senza chiedere loro nulla, né documenti, né altro: "Sorella, fratello, nessuno qui ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni", recita d'altronde il motto della onlus fondata nel 1898. A chiunque viva nel capoluogo lombardo sarà capitato di vedere al mattino gente in coda davanti alle due sedi dell'associazione, in viale Toscana e viale Monza, quasi al confine con Sesto San Giovanni. Immigrati, extracomunitari, ma anche molti anziani italiani, in percentuale quelli che sono aumentati di più negli ultimi anni: "È la fascia più debole della popolazione, colpita dalla perdita del potere d'acquisto", afferma a Fanpage.it il vicepresidente dell'associazione Luigi Rossi.

Il numero degli assistiti è in continua crescita.

Il numero di chi si rivolge a "Pane quotidiano" è purtroppo in continua crescita, come conferma Rossi: "Nelle due sedi di viale Toscana e viale Monza assistiamo 3.500-4.000 persone al giorno. Solo 15 anni fa erano molto meno della metà, poco più di un terzo". Ed è proprio per far fronte a questo continuo incremento di bisognosi che la onlus, oltre a cercare sempre più volontari (attualmente sono circa 120 quelli che operano nelle due sedi a fronte di soli quattro dipendenti), ha lanciato un progetto per ristrutturare la sede di viale Toscana, ormai inadeguata a gestire un flusso così consistente.

Il progetto "Insieme per il pane"

Il progetto si chiama "Insieme per il pane" e ha per obiettivo raccogliere i fondi necessari alla realizzazione della nuova sede. Sul sito della onlus privati e aziende possono effettuare una donazione: al momento sono stati raccolti oltre 800mila del milione e 400mila euro necessari per la realizzazione del progetto, che vede tra i partner l'Università Bocconi e Giannasi, marchio storico del "cibo da strada" milanese.

La prima fase del progetto è stata già ultimata: sono stati creati un nuovo deposito merci e un ricovero mezzi nell’area est della struttura. Nei prossimi mesi si proseguirà con la ristrutturazione e l'ampliamento delle aree magazzino e della sala mensa, che consentiranno di avere a disposizione un magazzino più ampio con maggiori spazi di stoccaggio, grazie anche alla costruzione di una cella frigorifera più ampia e al restyling di quella già esistente. Infine, verrà realizzato un prefabbricato interamente  in legno, che ospiterà i nuovi uffici di "Pane Quotidiano" e permetterà in maniera più agevole la distribuzione dei pacchi alimentari.

Dall'Expo nessun tipo di visibilità né contributo.

Sembra un po' un controsenso che nella città che ha ospitato l'Expo dedicato all'alimentazione, e che nella "Carta di Milano" aveva sancito il "diritto al cibo", il numero di chi fa ricorso a mense e associazioni come Pane quotidiano (altre e meritorie sono presenti in città) sia in continuo aumento: "Expo è finito, ma i nostri assistiti sono ancora lì – chiosa il vicepresidente Rossi, che diplomaticamente osserva come l'Esposizione universale "non ci abbia dato alcun tipo di visibilità, né abbia contribuito a qualcosa di concreto per Pane quotidiano".

Certo, chi aiuta la onlus c'è, e il loro sostegno è fondamentale per la vita dell'associazione. Si va dai privati e dalle associazioni filantropiche come Rotary e Lions, alle aziende produttrici delle derrate alimentari: "Tutto il cibo che distribuiamo lo riceviamo gratis dalle aziende", sottolinea Rossi. Tra chi ha dato una mano all'associazione figura anche il Comune di Milano, con cui però il rapporto sembra più distaccato: "Alcuni anni fa ci ha aiutato concedendoci per 90 anni il diritto di superficie della sede di viale Toscana. Per il resto c'è un contributo un anno sì e un anno no di diecimila euro, che è però quello che paghiamo per l'affitto di viale Monza".

Nonostante l'opera meritoria svolta dalla onlus, non manca chi muove critiche all'associazione. Si tratta dei fanatici del degrado, che storcono il naso davanti alla gente in fila per il cibo e ai mercatini spontanei che spesso sorgono nei pressi delle due sedi di "Pane quotidiano", chiedendo maggiori controlli nella distribuzione del cibo, e in alcuni casi addirittura la chiusura di "Pane quotidiano". Il vicepresidente Rossi è però netto: "Il controllo è assolutamente fuori luogo. Quelli che fanno i mercatini sono persone, spesso extracomunitarie, che accumulano roba quasi sempre non alimentare e si mettono vicino al target di riferimento al quale vendere per pochi euro o pochi centesimi quella merce". Una sorta di marketing della disperazione, insomma, in una città che del marketing si vanta di essere la capitale. Ma che non può smettere di fare i conti con chi vive ai margini della Milano da cartolina: quella del centro, dei grattacieli, della movida sui Navigli. Perché c'è una città, sempre più popolosa, che al mattino si mette in fila in viale Monza e in viale Toscana per ricevere del cibo in scatola. E va aiutata.