Un frame dei filmati delle telecamere di sorveglianza dove si vede l’assassino di Marilena Negri
in foto: Un frame dei filmati delle telecamere di sorveglianza dove si vede l’assassino di Marilena Negri

È degli scorsi giorni la notizia della richiesta di archiviazione per l'inchiesta sull'omicidio di Marilena Negri, la donna di 63 anni uccisa all'alba del 23 novembre 2017 nel parco di Villa Litta ad Affori, periferia Nord di Milano. Dopo oltre un anno di indagini dell'assassino di Marilena, probabilmente un balordo che l'ha sgozzata per rapinarla di una catenina, non ci sono che delle immagini sfocate. L'unico sospettato, un cittadino ucraino, è stato scagionato a novembre dello scorso anno. Da allora non ci sono stati sviluppi e il pubblico ministero Donata Costa ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta: l'assassino di Marilena rischia di rimanere dunque a piede libero.

La dura lettera dei figli della donna uccisa

La notizia è stata appresa con sgomento dai famigliari di Marilena, in particolar modo dai suoi tre figli. I tre, Andrea, Valentina e Luca Manfredi, hanno per questo motivo inviato una lettera alle principali testate giornalistiche con una dura accusa al Comune di Milano. Al centro della missiva c'è infatti l'elemento che più di altri ha reso particolarmente difficili le indagini: e cioè il fatto che le telecamere di sicurezza del Comune installate nel parco non fossero ben calibrate. Motivo che ha reso impossibile ottenere immagini nitide del volto dell'assassino. La lettera inizia con un breve testo estratto dal sito del Comune di Milano:

"Il sistema di videosorveglianza della città di Milano rappresenta un punto fermo per la  prevenzione del del degrado socio ambientale del territorio ed il contrasto delle attività illecite, in cui il posizionamento di telecamere rappresenta sicuramente uno strumento di prevenzione efficace e mirato nonché di controllo del territorio in una realtà territoriale estesa come Milano, oltre che di ausilio alle forze dell’ordine nell’ambito delle attività di indagine di polizia giudiziaria per reati  commessi nell’ambito della nostra città".

Poi inizia la dura missiva che vi riproponiamo integralmente, su espressa richiesta dei figli della donna uccisa:

Un minuto e cinque secondi, qualche inquadratura frontale, tre secondi da dietro, qualche secondo nel buio, cinque o sei secondi nel parco, una corsetta in via Assietta. Questo insieme a qualche molecola di dna è il risultato di un anno di indagini riguardo la morte di nostra Madre.

Telecamere ovunque, telecamere ai semafori, telecamere in autostrada, in centro storico, nei centri commerciali, nei negozi, ai distributori di benzina, ai bancomat, nei parchi, telecamere per controllare i figli, gli animali domestici, per controllare a che velocità corri, se il tuo veicolo è idoneo oppure no. Telecamere che ci vedono sempre benissimo, eppure Milanesi, questo è il risultato: un’immagine sfuocata che nemmeno i tecnologici programmi di Csi riuscirebbero a migliorare.

Il giorno seguente l’avevano tutti ribattezzato come “assassinio sotto le telecamere”, “a breve l’assassino avrà un volto”, eppure, quegli obiettivi, ad un metro da dove giaceva nostra madre, puntavano dritto verso gli uccelli, sui tetti di Villa Litta. Giustamente i tecnici, prontamente chiamati, il giorno seguente erano già al lavoro per ricalibrarli. Se è pur vero che non c’è legge che impone al comune di porre telecamere di sorveglianza, è anche vero che chi aveva in carico il servizio da offrire al cittadino doveva, quantomeno, controllarle e verificarne il corretto funzionamento. Qualcuno delle responsabilità riguardo questa imminente archiviazione ce le ha: poichè c’è un balordo ancora in giro, chissà dove, che potrebbe rovinare altre vite, altri sogni, altre famiglie.  Il caso rimarrà insoluto ancora chissà per quanto tempo, quando, magari, con più precisione, attenzione e responsabilità tutto il lavoro della Polizia speciale poteva essere evitato o facilitato.

Aldilà della retorica riguardo la sicurezza e il degrado di certe zone di Milano che ormai tutti conoscono, sarebbe il minimo che in ogni viale, in ogni parco, in ogni piazza, ove ci sono telecamere di sorveglianza ne venisse verificato puntualmente il corretto funzionamento. Se è vero che l’episodio non è imputabile al loro malfunzionamento o direttamente al loro mancato effetto deterrente, è altrettanto però sacrosanto che quelle telecamere potevano dare un volto nitido dell’assassino.

Un assassino, probabilmente un disperato senza regole nè civiltà, che ha tolto la vita a una persona buona senza alcun motivo, toccando la normalità delle piccole e semplici cose, della routine quotidiana, dell’innocenza di tante persone. Per non parlare dell’ennesimo attacco ad una donna indifesa. Ha toccato e tocca ancora la vita della comunità di Affori che da quel giorno, non abbiamo dubbi, ogni volta che entra nel Parco di Villa Litta dedica un pensiero a lei.

Andrea, Valentina e Luca Manfredi

Figli di Marilena Negri