Il sostituto procuratore Francesco Carlo Milanesi ha chiuso le indagini sulla morte di Manuela Bailo, la donna di 35 anni ritrovata senza vita diversi giorni dopo la sua morte avvenuta il 29 luglio del 2018 a Ospitaletto, in provincia di Brescia. Per l'accusa il responsabile di quella che è sembrata dal primo momento una morte violenta è l'ex amante di Manuela, Fabrizio Pasini, per cui il pm chiederà il processo con l'accusa di omicidio aggravato da premeditazione e occultamento di cadavere. Nonostante l'uomo, in carcere dallo scorso agosto, continui a raccontare versioni differenti e discordanti su quanto accaduto nella notte tra il 28 e il 29 luglio, per il procuratore sembra tutto chiaro: la donna sarebbe stata attirata in una vera e propria trappola dall'uomo col quale aveva una relazione ormai da tempo. Pasini avrebbe innanzitutto "predisposto per l’esecuzione dell’omicidio i locali dell’abitazione di famiglia", e poi si sarebbe anche "assicurato dei tempi di permanenza delle altre persone presenti nella palazzina". Operazioni volte a garantire per sé il tempo necessario a portare a compimento il suo piano.

Il pm: Manuela attirata in una trappola da Pasini che aveva organizzato il delitto

Un omicidio premeditato dunque, il cui movente aleggia nell'insofferenza di Pasini nei confronti della sua amante che da tempo chiedeva di poter vivere alla luce del sole quella tormentata storia d'amore. Ma il 48enne di Ospitaletto continua a portare avanti la tesi dell'incidente, ovvero che l'avrebbe solo spinta dalle scale dopo un litigio. Una ricostruzione smentita dalla relazione dei medici legali che hanno riportato nella ferita alla testa non la causa della morte: la 35enne infatti sarebbe stata sgozzata dopo essere stata stordita con un colpo al capo. Dopodiché Pasini, con estrema lucidità, avrebbe occultato il cadavere in un bagno dell'abitazione dei genitori dove si trovava con la donna e poi lo avrebbe trasportato, dopo averlo ricoperto di stracci e avvolto in un sacco di plastica, ad Azzanello: qui lo avrebbe lasciato in una vasca dei liquami nascosta dalla vegetazione, dove è stata poi ritrovata dopo la sua stessa confessione. Ma la difesa dell’uomo continua a sostenere che lo sgozzamento della 35enne non è stato provato e che manca ancora l’arma del delitto.