Giancarlo Franceschinis, il comandante "Checo"
in foto: Giancarlo Franceschinis, il comandante "Checo"

La loro generazione ha lasciato a quelle future un'Italia più libera, democratica, giusta. Ma inevitabilmente, col passare degli anni, coloro che furono i protagonisti della Resistenza vengono a mancare. Ed è per questo che assume ancora maggiore importanza la necessità di ricordare chi si è battuto strenuamente contro il nazifascismo, sconfiggendolo. L'ultimo protagonista di quella fondamentale lotta venuto a mancare è Giancarlo Franceschinis, partigiano classe 1925 morto a Milano. Friulano di nascita, dalla natìa San Daniele del Friuli si spostò a Udine per frequentare il liceo classico Stellini, dove maturò le proprie convinzioni antifasciste. A 19 anni l'incontro che probabilmente gli cambiò la vita, con Italo Cristofoli, comunista che era da poco stato liberato dalle carceri fasciste il 25 luglio 1943. Anche da qui la decisione, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, di unirsi alla lotta armata partigiana contro il nazifascismo.

L'attività di intelligence e le battaglie con la Brigata Garibaldi Carnia

Col nome di battaglia "Checo", Franceschinis ha avuto un ruolo molto importante nella Resistenza contro il nazifascismo in Friuli. Dapprima svolse un ruolo che potremmo definire di "intelligence", raccogliendo informazioni che aiutarono molte persone a fuggire dai nazifascisti. A metà aprile 1944 Giancarlo venne arrestato dai tedeschi ad Udine e poi rilasciato. Comprendendo di non poter più restare in città, si trasferì in Carnia unendosi al Distaccamento della Brigata Garibaldi Carnia e combattendo in prima linea diverse battaglie, tra cui quella di Sappada del 26 luglio 1944 contro la caserma della Feldgerdarmerie nazista, durante la quale morì l'amico Cristofoli.

Cenati: La libertà ci è stata regalata da donne e uomini come Franceschinis

Dopo la guerra Franceschinis si era stabilito a Milano, dove aveva aperto uno studio legale esercitando fino alla pensione la professione di avvocato. Viveva in zona Maciachini. A dare notizia della sua morte è stato Roberto Cenati, presidente della sezione provinciale milanese dell'Anpi, che ha sottolineato un aneddoto legato all'esperienza partigiana del comandante "Checo": "Franceschinis ricordava spesso la nascita della Repubblica democratica di Ampezzo, nella Carnia occupata dai nazifascisti. Fu un miracolo che durò poche settimane – ha affermato Cenati – ma che bastarono a lasciare dei precedenti dai quali, la futura Costituzione Italiana, non poté prescindere: l'abolizione della pena di morte, il riconoscimento di pari opportunità alle donne che, considerate anch'esse capi famiglia, avevano il diritto al voto". Il presidente di Anpi provinciale Milano, esprimendo il cordoglio di tutta l'associazione ai famigliari e ai parenti di Franceschinis, ha poi ricordato: "La libertà non ci è stata regalata, ma è stata conquistata per tutti noi da donne e da uomini che, come Franceschinis, non rimasero indifferenti, ma che fecero una scelta ben precisa: quella di combattere contro le nefandezze del nazifascismo".