Condanna all'ergastolo per Leonardo Cazzaniga, ex viceprimario del pronto soccorso dell'ospedale di Saronno accusato di aver provocato la morte di dodici pazienti con un mix letale di farmaci (oltre alla morte di tre parenti dell'amante, l'infermiera Laura Taroni, già condannata a 30 anni per due dei tre omicidi). È la richiesta dei pubblici ministeri della procura di Busto Arsizio (Varese) che hanno anche chiesto quattro anni per i medici della commissione interna all'ospedale, accusati di aver deliberatamente ignorato le segnalazioni da parte di alcuni infermieri e di non aver quindi denunciato l'operato di Cazzaniga. Sono accusati di omessa denuncia e favoreggiamento nei confronti dei componenti di una commissione appositamente istituita. Per Cazzaniga oltre all'ergastolo è stato chiesto anche l'isolamento diurno per tre anni, oltre all'interdizione dai pubblici uffici.

Morti in corsia a Saronno: chiesti quattro anni per i medici della commissione su Cazzaniga

Roberto Cosentina, Luisa Pennuto, Nicola Scoppetta e Paolo Valentini, secondo il procuratore di Busto Arsizio Gianluigi Fontana e il pubblico ministero Maria Cristina Ria, non avrebbero denunciato il medico per evitare uno scandalo e lo avrebbero favorito cercando di dissuadere gli infermieri dal denunciarlo. Per i quattro medici l'accusa ha anche chiesto la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e una multa da 250 a 500 euro. Giuseppe Di Lucca, anche lui medico dell'ospedale, secondo i pm dovrebbe essere condannato al pagamento di una multa di mille e cinquecento euro per il reato di omessa denuncia.

L'infermiera killer e l'"Angelo della morte"

Cazzaniga e la sua amante Laura Taroni, infermiera nello stesso ospedale, furono arrestati il 29 novembre 2016 al termine di due anni di indagini condotte dai carabinieri. Oltre alle morti in corsia, gli inquirenti gli contestano anche gli omicidi del marito dell'infermiera, Massimo Guerra, e della madre Maria Rita Clerici. Laura Taroni è stata condannata in appello a trent'anni di reclusione. Il viceprimario, accusato di aver inventato e utilizzato un cocktail letale di farmaci chiamato ‘protocollo Cazzaniga' per provocare la morte di pazienti anziani e malati, da settembre è agli arresti domiciliari.