(Foto Davide Arcuri)
in foto: (Foto Davide Arcuri)

Uno striscione lungo 27 metri, con la scritta: "Covid-19: Giustizia per tutti i nostri morti". È quello che i membri dell'omonimo comitato, per il momento nato solo su Facebook, ha srotolato la sera di martedì in Darsena, a Milano. L'iniziativa si ripeterà tutti i martedì di luglio: dalle 21.30 alle 23, sull'argine settentrionale della Darsena, all'altezza di viale D'Annunzio, i componenti del comitato, che si definisce apartitico, ma politico, commemoreranno le migliaia di morti lombardi per coronavirus con un presidio e lo striscione.

Sono tanti i comitati sorti in Lombardia che chiedono giustizia

Martedì i componenti del comitato hanno organizzato la prima serata di commemorazione, allestendo un banchetto per chiedere sostegno ai passanti nella loro causa. Non sono i soli a voler chiedere giustizia per le vittime del Covid in Lombardia, a oggi arrivate a 16.650 (secondo i dati ufficiali), con un incremento nella sola giornata di ieri di sei decessi: altri comitati, come quello dei parenti delle vittime del Pio Albergo Trivulzio (la più grande Residenza sanitaria assistenziale per anziani di Milano) o il comitato Noi denunceremo, che raccoglie i parenti delle vittime Covid nella Bergamasca, hanno presentato anche esposti alla magistratura.

Anche le lanterne per ricordare persone morte senza un saluto e un parente vicino

(Foto Davide Arcuri)
in foto: (Foto Davide Arcuri)

L'azione del Comitato Covid-19, giustizia per tutti i nostri morti", è più politica e sociale. Vuole diventare una sorta di rito collettivo per non dimenticare la strage avvenuta in Lombardia, e tuttora in corso anche se con numeri per fortuna più bassi. Ogni martedì, oltre allo striscione, saranno accese delle lanterne in memoria delle vittime: in molti casi, come sottolinea il comitato, si tratta di persone che sono morte "senza un saluto, senza un parente vicino" per via delle rigide norme anti contagio. Persone che sono state portate via ai loro famigliari, secondo un rigido protocollo, e che i parenti hanno rivisto spesso soltanto in un'urna.

(Ha collaborato Davide Arcuri)