Giacomo Scalmani e la "ghost bike" a lui dedicata
in foto: Giacomo Scalmani e la "ghost bike" a lui dedicata

Aveva 12 anni Giacomo Scalmani quando, la sera del 5 novembre del 2011, venne travolto e ucciso da un tram a Milano mentre era in sella alla propria bici. Oggi, a quasi otto anni esatti da quella tragedia, il gruppo Facebook "Genitori antismog" ha pubblicato un post per ricordare Giacomo, ma soprattutto per chiedersi se qualcosa sia cambiato da allora. La risposta purtroppo è negativa: "Oggi Giacomo avrebbe 20 anni. Cosa è stato fatto da allora per migliorare la sicurezza stradale a Milano, soprattutto per pedoni e ciclisti? Niente". Il gruppo Facebook ha poi diffuso alcuni dati: "Nel 2018 a Milano 26 pedoni sono morti sulle nostre strade, 7 vite spezzate in più rispetto al 2017. E questo è inaccettabile per una città che nel suo Piano Urbano della Mobilità proclama la "visione zero", cioè zero morti sulle strade. D'altronde in via Solari parcheggiare pericolosamente in divieto era una prassi tollerata, con le auto così invasive da parcheggiare persino sui fiori messi per Giacomo. Almeno la corsia protetta del tram, promessa dall'amministrazione comunale ma mai realizzata, avrebbe impedito fisicamente la sosta vietata, ma la paura per le "proteste", ha fatto accantonare il progetto". I dati dei Genitori antismog sono corroborati da una recente indagine di Polis Lombardia: nel 2018 sono stati 483 i morti sulle strade, con un incremento del 14,2 per cento rispetto all'anno precedente.

Per l'incidente due patteggiamenti e un'assoluzione

L'incidente nel quale Giacomo perse la vita fu causato da più circostanze legate tra loro: una donna a bordo di un'auto parcheggiata in divieto di sosta aprì improvvisamente la portiera, senza sincerarsi della presenza di eventuali ciclisti o pedoni. Giacomo urtò contro lo sportello e venne sbalzato sui vicini binari del tram, dove proprio in quel momento stava transitando un convoglio. Sul fronte giudiziario, il conducente del tram venne prima condannato e poi assolto in appello dall'accusa di concorso in omicidio colposo. Patteggiarono una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione con la condizionale sia il conducente dell’auto parcheggiata in divieto, sia la ragazza che aprì lo sportello, causando la caduta di Giacomo. La memoria di quanto accaduto al ragazzino è affidata, tra le altre cose, a una delle tante "ghost bike" presenti purtroppo in diverse parti di Milano: le bici bianche che ricordano i ciclisti vittime di incidenti stradali. "Scusaci Giacomo – conclude la nota dei "genitori antismog" -. Scusaci per non aver fatto abbastanza per te prima, e poi per tutti gli altri dopo".