Si sono costituiti parte civile nel processo a carico di tre ginecologi dell'Humanitas di Milano la madre e il compagno della donna di 40 anni morta dissanguata un intervento di raschiamento con perforazione dell'utero dopo un aborto spontaneo, nell'aprile dell'anno scorso.

Morta dopo intervento di raschiamento: madre e compagno parte civile al processo

La madre della vittima e il suo compagno, quest'ultimo nell'interesse della figlia piccola, si sono costituiti parti civili  nell'udienza preliminare, davanti al gup di Milano Roberto Crepaldi, a carico di tre ginecologi dell'Humanitas. L'inchiesta per omicidio colposo è nata dalla denuncia dalla famiglia della donna, morta il 12 aprile 2018. Il giudice ha rinviato l'udienza al 7 aprile.

L'accusa: la paziente poteva essere salvata

Secondo l'accusa la donna sarebbe morta dissanguata perché i medici non le avrebbero subito asportato l'utero che le avevano perforato per errore, ma invece le hanno fatto delle trasfusioni di sangue. Se invece fosse stata sottoposta a un'isterectomia, così come previsto in questi casi, sarebbe, sempre secondo l'accusa, sopravvissuta. "La paziente è stata sottoposta ad un intervento chirurgico di natura ginecologica – ha spiegato l'ospedale in una nota esprimendo cordoglio – durante l’intervento si è manifestata una seria complicanza cui è seguita un’improvvisa e inarrestabile emorragia. A nulla sono valsi tutti gli interventi messi in atto dall’équipe chirurgica e il coinvolgimento di tutte le risorse professionali e tecnologiche di Humanitas".