Nostalgici arrugginiti e neofascisti attivi, capelli bianchi e teste rasate di fresco, camicie a quadretti e bomber neri con le toppe. Passato e presente della destra lombarda si incontrano davanti al cimitero Monumentale di Milano per celebrare alla cripta dei camerati caduti il centenario della nascita dei “Fasci di combattimento” fondati il 23 marzo 1919 da Benito Mussolini in persona. L’incontro avviene nella sede messa a disposizione dal Circolo industriali e commercianti in piazza San Sepolcro, a Milano, all’assemblea ci sono ex combattenti della Prima guerra, interventisti e perfino Filippo Tommso Marinetti, il padre del Futurismo. Nel suo piccolo è un successo ma i presenti sono appena un centinaio.

Nel 2019 all’adunata milanese rispondono circa 200 persone, attese da un numero ancor più basso di militanti dell’Anpi che dal mattino sono in presidio contro i “Fasci” all’interno del cimitero. Il fermento, il timore di scontri, le ipotesi su possibili contestazioni restano congetture giornalistiche. In realtà i due gruppi non entrano mai in contatto e non è solo merito del grosso muro di agenti che li divide. Non c’è alcuna intenzione bellicosa, ognuna occupa il proprio spazio per il tempo concesso dalla questura. Così alle 13, secondo il programma, l’Anpi va via e ai militanti di destra viene comunicato che sta per arrivare il proprio turno. Aspettano su un prato fuori le mura del cimitero, in un punto costeggiato dalla strada. Le sole voci di contestazione (e sono tre di numero) sono quelle di singoli motociclisti che urlano “merde” approfittando del semaforo verde. La risposta dei destinatari è disinteresse o al massimo una risata.  Ci sono Lealtà Azione e piccoli gruppi provenienti da Brescia e Verona, i ricami sui giubbotti aiutano a identificarli. Poi ci sono i tatuaggi, c’è chi ha scritto “antisociale” sulla guancia, molti altri hanno le ragnatele disegnate sui gomiti. Leggenda vuole che sia nato nelle osterie inglesi per identificare i disoccupati che erano soliti dire “ci cresceranno le ragnatele stando qui fermi con i gomiti al bancone”.

La polizia gli concede di entrare alla spicciolata per evitare l’impatto scenico di una marcia nera. Si radunano davanti al monumento eretto sulla cripta, una imponente scultura bianca che raffigura tre ragazzi seminudi in posa eroica, uno dei quali ha in braccio un fascio littorio alla cui sommità spicca un'aquila con le ali aperte. Prima dell'inizio della celebrazione, uno degli organizzatori legge un testo in cui ringrazia l’imprenditore Carlo Vichi per il restauro della scultura e chiede a tutti di astenersi dal saluto romano per evitare di incorrere in denunce. E tutti rispettano la richiesta, al momento del ricordo dei caduti nessuno alza il braccio. Né i giovani, immobili con rigidità militare, e neppure i vecchi, che in altre occasioni hanno disobbedito (come ad esempio alla annuale commemorazioni al campo X dei caduti della Repubblica di Salò nel cimitero di Musocco).
“Camerati, riposo!” è il segnale per sciogliere le righe. Chi resta compra una rosa (e una cartolina ricordo) per deporla ai piedi della statua.