Via Gola dopo l’incendio di Capodanno
in foto: Via Gola dopo l’incendio di Capodanno

La periferia al centro di Milano ha un nome, anzi una strada: via Gola, tornata sotto i riflettori della cronaca lo scorso Capodanno quando i vigili del fuoco intervenuti per domare l'incendio doloso di alcuni rifiuti sono stati aggrediti da un gruppo di persone che, dopo averli accerchiati, li ha aggrediti con lancio di oggetti, comprese bottiglie di vetro. Il tutto era stato ripreso da alcuni testimoni che hanno poi diffuso le immagini in rete scatenando polemiche e indignazione da parte di cittadini e istituzioni, mentre via Gola, ancora oggi considerata una delle zone di spaccio più grandi della città, è tornata al centro delle cronache. Solo oggi, a distanza di due settimane da quel vile atto, sono stati individuati i presunti autori dell'aggressione: dieci persone, tre le quali quattro minorenni, che dovranno rispondere delle accuse di concorso in incendio, resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti pericolosi e interruzione di pubblico servizio.

Riportare la cultura e la bellezza in via Gola

Una pagina di cronaca, ancora una, da dimenticare per la città di Milano baluardo dello sviluppo economico e sociale. Chi non vuole dimenticare sono invece i residenti che da anni riempiono le case di quel crocevia che abbraccia via Gola e via Pichi e che senza sosta combattono affinché temi come legalità, sicurezza e crescita culturale non siano accantonati. Lo sanno bene le numerose associazioni che da anni rivendicano l'idea di una zona da far rinascere tra cultura e senso di comunità, dove riportare la bellezza e scacciare il degrado: "Negli ultimi tempi abbiamo organizzato decine di assemblee pubbliche e siamo riusciti a coinvolgere chi vive nelle case popolari e che prima aveva paura – ha spiegato a Fanpage.it Gabriella Bartolomeo di "Spazio Aperto Servizi" – i numeri stanno crescendo, ma ci sono situazioni che vanno affrontate. Altrimenti episodi come quello di Capodanno sembrano distruggere tutto il nostro lavoro".

Combattere la diffidenza degli abitanti dei caseggiati Aler

Perché distruggere purtroppo è sempre più facile che costruire, ed è in quell'idea di distruzione e illegalità che si formano spesso le nuove generazioni che abitano il quartiere e che è difficile coinvolgere in un progetto di crescita e costruzione. Eppure sono tanti i progetti che a partire dal 2016 anche l'associazione "Occupiamoci di via Gola" ha portato avanti per tentare di coinvolgere quella parte che vuole combattere il degrado. E la lotta all'illegalità parte anche e soprattutto dal basso: "Negli anni abbiamo dato vita a eventi e iniziative per coinvolgere gli abitanti di via Gola, anche quelli più scettici che ci guardavano con sospetto, ma il lavoro dev'essere costante – ha spiegato a Fanpage.it Luisa Marzani, presidente di "Occupiamoci di via Gola" – bisogna comunicare loro la voglia di socialità e bellezza di cui abbiamo bisogno per far rinascere il quartiere". Sono una ventata di aria fresca le loro parole, pronunciate con fermezza e consapevolezza, e con grande coraggio, quello di chi ha rispetto per la propria città, per il bene comune e ci tiene a migliorare le cose, anche quelle che sembrano abbandonate.

Una tavola rotonda (ricca di proposte) tra istituzioni e residenti

Ed è anche intorno al tema dell'abbandono da parte delle istituzioni che orbitano le parole scritte nella nota diffusa dopo i fatti di Capodanno dalle associazioni di quartiere: "Da tempo registriamo con favore i segnali di disponibilità al dialogo che provengono dalle istituzioni. Allo stesso modo leggiamo con apprezzamento dichiarazioni che prospettano soluzioni economiche pubbliche a sostegno della riqualificazione – si legge nel lungo comunicato stampa – pensiamo però che il tempo, per chi vive in via Gola, in via Pichi e in via Borsi non sia una variabile indipendente. È venuto il momento, finalmente, perché qualcosa di concreto si realizzi". E cosa è stato fatto di concreto in via Gola? Le iniziative più accoglienti sono sempre nate dal basso, a partire dalla panchina della cultura e della legalità di via Gola, passando per gli eventi culturali le manifestazioni dedicate al cibo, fino alla "Festa di quartiere" che la scorsa estate ha visto anche la presenza del sindaco di Milano Beppe Sala che ha chiesto proprio alle associazioni di quartiere di portare delle proposte concrete che possano avere un impatto positivo sulla vita dei residenti e non solo. Un tavolo al quale si siederanno tutti e che potrà e dovrà dare risposte concrete. In attesa dell'incontro, quest'anno sempre grazie al loro impegno partiranno i lavori per la riqualificazione di via Gola: marciapiedi più larghi, nuovi arredi urbani e un filare alberato. Ci sono riusciti scrivendo e presentando un progetto per il Bilancio Partecipativo.

Occupazione abusiva al 44 per cento: restituire, a chi ha bisogno, le case

Ma i problemi restano, a partire dalla percentuale sempre più elevate di case Aler occupate abusivamente che quest'anno ha sfiorato il 44 per cento e che resta uno dei temi caldi sui quali continuano a scontrarsi il comune di Milano, la Regione Lombardia e i comitati di quartiere: "Quando abbiamo scritto ad Aler sono venuti, hanno effettuato dei controlli, hanno iniziato un lavoro che però non hanno mai portato a termine – spiega Roberto Rivolta di "Occupiamoci di via Gola" – mentre la Regione non ci ha mai risposto. Abbiamo chiesto spesso il loro intervento ma senza risultato". Sul tema dell'occupazione abusiva è intervenuto anche il prefetto di Milano Renato Saccone che, nell'ambito di un incontro avvenuto mercoledì pomeriggio in Prefettura in cui sono stati comunicati i dati sulla criminalità a Milano, ha fornito gli ultimi dati e ha promesso un intervento mirato volto a riportare la legalità in quartieri come quello di via Gola: "L'obiettivo è restituire a chi ha bisogno le unità abitative: cercheremo di aggredire situazioni di questo tipo e riportare la legalità, andando incontro a chi ne ha bisogno – ha spiegato il prefetto – i fatti di via Gola non si ripeteranno più".

In via Gola ancora spaccio, degrado e fragilità

Più dure invece le parole dell'assessore regionale alle Politiche sociali Stefano Bolognini intervenuto dopo le perquisizioni e gli sgomberi di via Gola di questa mattina: "In via Gola, come in via Bolla, c'è bisogno di un intervento anche sociale e di legalità, al di là di un programma di lavori: c'è un centro sociale che è buona parte del problema della zona, ci sono problemi di spaccio, di degrado, coesione, di fragilità. Sono problemi che vanno considerati tutti insieme – le parole di Bolognini in merito a un intervento di Regione e Aler nella zona – in queste settimane con il Comune e la Prefettura, con grande intesa, stiamo cercando di valutare tutte le necessità del quartiere per risolvere, immaginare di sgomberare una scala per risolvere i problemi di un quartiere è miopia pura". Le indagini hanno però escluso il coinvolgimento degli antagonisti e del centro sociale nei fatti di via Gola, mentre la loro posizione rispetto all'attività delle associazioni di quartiere inizialmente proseguita in un lavoro comune è poi mutata. Ma l'obiettivo in questo caso resta quella della costruzione e non della distruzione, della rinascita di un quartiere attraverso la ricostruzione di un tessuto sociale e di un'alternativa da riconoscere soprattutto ai più giovani per poter crescere nel segno della cultura e della bellezza.