Finora era stato trattato come l’ennesimo caso di movida violenta sui Navigli, a Milano, la politica lo aveva descritto come un ulteriore indicatore di degrado della zona. E invece l’aggressione al 16enne avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 settembre scorso in via Fra Luca Pacioli non è una storia di ubriachi molesti: ad accoltellare lo studente è stato il padre di un suo amico che li aveva rimproverati perché alle 3 erano ancora in giro. Le sue iniziali sono A.P., è un pregiudicato di 46 anni che abita a poca distanza dalla via dell’aggressione. La vicenda era apparsa poco chiara da subito ai carabinieri, che sabato scorso hanno fermato l’uomo con l’accusa di tentato omicidio (ma la notizia è stata diffusa solo nella tarda serata di ieri). Per la ricostruzione sono state fondamentali le immagini della telecamera di un impianto privato che ha ripreso tutta la scena con un’ottima qualità. I militari della compagnia di Porta Monforte si sono accorti che c’erano due grosse incongruenze nel racconto dei ragazzi: che erano sette e non sei (come sostenuto dal principio) e soprattutto che l’aggressore non era un ubriacone sconosciuto ma una persona che conoscevano bene.

L'aggressione ripresa da una telecamera

Nel video si vede il genitore apparire attorno alle 3. In quel momento gli studenti, tutti maschi tra i 15 e i 16 anni, stanno facendo a turno selfie a bordo di una 500 Enjoy che hanno aperto senza forzare la portiera. L’ipotesi è che avesse un problema alla chiusura centralizzata. Appena arriva sulla scena il 46enne schiaffeggia senza esitazione uno di loro, poi ne colpisce un altro con schiaffi e un calcio. A quel punto il 16enne, che era rimasto in auto fino a quel momento, affronta l’adulto tentando invano di tirargli un pugno in faccia. La reazione è implacabile, il pregiudicato lo afferra, finiscono a terra e nella colluttazione lo colpisce con due fendenti al fianco sinistro sferrate con un coltello a serramanico dalla lama corta. Quando si rialza, col ragazzo ancora a terra stordito, gli assesta altri calci.

L’aggressore non appare per nulla turbato né scappa via, anzi, prima di allontanarsi torna indietro per prendere a schiaffi suo figlio. Mentre torna a casa, i minorenni chiamano l’ambulanza che trasporta il ferito all’ospedale San Carlo in condizioni giudicate non gravi. La lama è penetrata di un paio di centimetri, il giorno dopo è stato dimesso con una prognosi di pochi giorni. Il gruppo si è unito compatto per avere un’unica versione da raccontare agli investigatori, hanno parlato di un ubriaco che li aveva aggrediti senza ragione e hanno omesso la presenza del settimo amico pensando che in questo modo non sarebbero arrivati a suo padre. In effetti, se non ci fosse stata la telecamera puntata casualmente in quel punto, questa storia sarebbe stata per tutti un’altra cosa.