Antonio Cianci – Foto Corriere.it
in foto: Antonio Cianci – Foto Corriere.it

Antonio Cianci aveva pianificato tutto con freddezza, approfittando del permesso premio che gli era stato concesso. È quanto rileva il giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza di convalida dell'arresto del 60enne ergastolano che sabato ha accoltellato un anziano nel tentativo di rapinarlo, riducendolo in fin di vita. Cianci avrebbe "ordito l'aggressione" mascherandosi da operatore del San Raffaele e agito sapendo che in quel punto non c'erano telecamere. Alla fine, se non fosse stato bloccato dalla polizia, non sarebbe tornato in carcere. È quanto emerge, stando a quanto riporta l'Ansa, dal documento firmato dal gip Ilaria De Magistris. Cianci, condannato per quattro omicidi negli anni Settanta e da allora rimasto sempre detenuto, secondo il giudice ha "bisogno di cimentarsi" nei crimini e di "ostentare" la sua "dominanza criminale".

Per il gip Cianci ha agito con freddezza e premeditazione

Nell'interrogatorio di ieri Cianci non aveva risposto alle domande ed è rimasto in silenzio davanti al giudice. Un atteggiamento giudicato provocatorio anche per la domanda posta al magistrato, se nel luogo dell'aggressione ci fossero telecamere. "È lì la prova, nelle telecamere, per il resto non posso dire niente", ha detto sapendo che in quel punto non c'era videosorveglianza. I rilievi del gip contrastano nettamente con la relazione stilata dagli operatori del carcere di Bollate, sulla base della quale erano stati concessi a Cianci i permessi premio, che  dava atto "del cambiamento" del detenuto, "del suo percorso positivo, della sua consapevolezza, maturità affidabilità"

La rabbia dei parenti delle vittime: Oltraggio alla memoria

La verità, secondo il gip, era ben diversa. Il 60enne stava in realtà progettando la rapina. Il colpo però ha fruttato un bottino molto misero: dieci euro e un telefono cellulare. Il caso ha scatenato polemiche sull'uscita concessa al detenuto. "Sono sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un'altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l'altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi", ha commentato Daniela Lia, figlia di Pietro Lia uno dei carabinieri uccisi nel 1979.