Antonio Cianci – Foto Corriere.it
in foto: Antonio Cianci – Foto Corriere.it

Non ha risposto alle domande ed è rimasto in silenzio davanti al giudice Antonio Cianci, il 60enne condannato all'ergastolo per aver ucciso un metronotte e tre carabinieri, che sabato scorso mentre era fuori con un permesso ha accoltellato un anziano nel tentativo di rapinarlo a Milano. Durante l'interrogatorio che si è svolto nel carcere di San Vittore, Cianci ha scelto di non rispondere in merito all'aggressione. È attesa per le prossime ore la decisione del giudice per le indagini preliminari sulla convalida dell'arresto e la custodia in carcere, come chiesto dalla procura.

La vittima accoltellata per dieci euro e un cellulare

Il bottino della rapina che è quasi costata la vita all'anziano era misero: dieci euro e un telefono cellulare. Il caso ha riaperto vecchie ferite e scatenato polemiche sul permesso concesso al detenuto, da quarant'anni in carcere prima a Opera e poi a Bollate. "Sono sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un'altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l'altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi", ha commentato Daniela Lia, figlia di Pietro Lia uno dei carabinieri uccisi nel 1979.

La relazione del carcere: È cambiato e maturato

A luglio Cianci ha ottenuto il primo permesso premio, grazie a una relazione favorevole del carcere che dava atto "del cambiamento" del detenuto, "del suo percorso positivo, della sua consapevolezza, maturità affidabilità". A terzo permesso, però, concesso dalle 9 alle 21 di sabato, il 60enne si è reso protagonista dell'aggressione che solo per fortuna non è stata mortale. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha dato mandato all'Ispettorato di compiere accertamenti preliminari sulla vicenda.