La torre Ligresti in via Stephenson, occupata dal collettivo Aldo dice 26x1
in foto: La torre Ligresti in via Stephenson, occupata dal collettivo Aldo dice 26×1

Allontanati da due edifici nel giro di pochi giorni, costretti a spostarsi, come fossero pacchi postali e non persone, da una parte all'altra di Milano e dell'hinterland. Quanto sta accadendo alle famiglie che fanno parte del collettivo "Aldo dice 26×1" potrebbe avere un unico lato positivo: far vedere, in tutta la sua chiarezza, come le istituzioni da sole non siano in grado di rispondere all'emergenza abitativa che, in maniera più o meno acuta, è presente nel capoluogo lombardo come in altre città d'Italia. In mancanza di un intervento chiaro da parte di chi gestisce le case popolari, in migliaia lasciate sfitte e in pessime condizioni, chi non ha la possibilità di assicurarsi un tetto sulla propria testa (spesso per lungaggini burocratiche, vedasi liste d'attesa per gli alloggi popolari) e non vuole affidarsi al racket delle occupazioni (in mano alla criminalità) cerca altre soluzioni "dal basso". Una di questa è rappresentata appunto dal riunirsi in un collettivo, sulla scorta dell'antico adagio che "l'unione fa la forza".

Lo sgombero di ieri a Sesto San Giovanni

Per questo motivo, anni fa, nacque il collettivo "Aldo dice 26×1", che si costituì con l'occupazione dell'ex palazzo Alitalia in piazza don Mapelli, a Sesto San Giovanni. Proprio lo stesso edificio da cui circa 200 persone, famiglie con bambini, sono state sgomberate ieri per ordine del sindaco di centrodestra Roberto Di Stefano, grazie anche alla recente circolare del ministro dell'Interno Matteo Salvini che ha imposto una stretta alle occupazioni abusive, fenomeno che ha però diverse sfaccettature. Tra chi occupa vi sono sicuramente anche criminali, ma vi sono anche genitori e bambini, come ha mostrato chiaramente lo sgombero di ieri. Persone che, mentre Di Stefano esultava per una "vittoria della legalità", dovevano preoccuparsi di trovare un tetto sotto cui ripararsi per la notte. Alcuni degli attivisti di "Aldo dice 26×1" sono ritornati nell'edificio di via Oglio che era diventato da tempo il loro "residence sociale", ma che in base a degli accordi col Comune dovranno liberare entro domani, 6 settembre. È stato proprio questo accordo a dare vita all'odissea del collettivo, che sabato scorso aveva cercato di riappropriarsi della vecchia "sede" a Sesto: un palazzo, per la cronaca, che dopo anni resta ancora in stato di abbandono, ma con allacciamenti elettrici e riscaldamento funzionante.

L'ultima provocazione del collettivo

Dopo lo sgombero di ieri, questa notte alcuni degli attivisti hanno dato vita a una nuova occupazione, che potrebbe essere semplicemente una provocazione, un nuovo segnale lanciato al Comune di Milano (che tramite Mm gestisce parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica) e alla Regione Lombardia, cui fa capo la tanto discussa Aler, Azienda lombarda di edilizia residenziale. Il collettivo ha occupato una delle torri che si trovano in via Stephenson, tra le vie Polonia e Val Formazza. L'edificio, in zona Expo, è uno dei tanti costruiti dall'ex re del mattone milanese Salvatore Ligresti, costruito negli anni Ottanta e attualmente abbandonato. Sulla pagina Facebook del collettivo è apparso un breve messaggio: "Aldo dice 26×1 ha liberato la Torre Ligresti numero 3… È la nostra voglia di vivere bene ciò che è abbandonato e inutilizzato". Vedremo adesso se e quanto durerà questa nuova occupazione, prima che il concetto di legalità venga anteposto a quello di giustizia.