Architetto, studioso delle politiche pubbliche e urbanistica, docente al Politecnico di Milano dove insegna ‘Analisi della città e del territorio'. Gabriele Rabaiotti, 49 anni, è l'uomo a cui il sindaco Giuseppe Sala ha affidato le importanti deleghe alle Politiche sociali, alla Salute e ai Diritti civili lasciate dal neo parlamentare europeo Pierfrancesco Majorino. Una delega che si somma a quello alle Politiche abitative che già deteneva dal 2016.

Rabaiotti: Al welfare uno studioso dei quartieri popolari

La scelta del primo cittadino non è causale. Casa e periferie, welfare e diritti sono i "suoi" temi e la sua "missione" da sempre. Prima di iniziare la carriera politica, infatti, Rabaiotti ha lavorato all'Istituto per la Ricerca Sociale di Milano facendo consulenze nel campo delle politiche urbane. Quindi ha fondato una sua società, la KCity, occupandosi di interventi di housing sociale e di progetti di rigenerazione in quartieri degradati in diverse città italiane.

Ex presidente di zona 6 in prima linea per il Giambellino

Dal 2011 al 2016, negli anni della giunta di Giuliano Pisapia, Rabaiotti è stato presidente di zona 6. Anni cui è stato in prima linea nel lavoro di riqualificazione del quartiere Giambellino-Lorenteggio, una delle aree considerate più degradate della città e da anni al centro di progetti di rilancio che stentano però a decollare.

La scelta di Rabaiotti come responsabile delle politiche sociali segna una svolta. Gli anni di Pierfrancesco Majorino in largo Treves sono stati quelli delle grandi ondate migratorie, segnati dallo sforzo di trovare luoghi di accoglienza in città per migliaia di profughi. L'arrivo di Rabaiotti rappresenta un segnale chiaro: ora le risorse del welfare cittadino si spostano su periferie, case popolari e degrado urbano.

Le prime parole: Lavorare di più nei quartieri che soffrono

Ed è stato lo stesso assessore a confermare questa lettura, nelle sue prima dichiarazioni dopo l'ufficializzazione delle nuove deleghe, spiegando che l’amministrazione comunale compie "un’operazione politicamente molto interessante, ma significativa, perché vuol dire concentrare anche attenzioni maggiori sul fatto che la politica sociale ha anche dei luoghi, su cui è bene si concentri". "Il quartiere popolare – ha detto in quello che può essere letto come un manifesto della sua azione – è luogo di sofferenza particolare e meritevole di un’attenzione e di una cura specifiche, quindi capiremo come modulare ed equilibrare, ma sicuramente all’interno dei quartieri popolari dovremmo lavorare con maggiore determinazione".