La lapide in via Schievano a Milano (Foto: Questura di Milano)
in foto: La lapide in via Schievano a Milano (Foto: Questura di Milano)

Non ci sono solo palazzi, monumenti, statue. Le strade di Milano sono costellate anche da lapidi che, come piccole cicatrici, raccontano di stragi e orrori di un passato che, si spera, non debba più tornare. All'altezza del civico 2 di via Schievano, in zona Romolo, una di queste lapidi racconta di un tragico episodio accaduto l'8 gennaio del 1980: l'uccisione dei poliziotti Antonio Cestari, Rocco Santoro e Michele Tatulli, caduti sotto i proiettili sparati da un commando delle Brigate rosse.

Corone di fiori e pensieri degli studenti per il 40esimo anniversario della strage

Nel 40esimo anniversario di quella che è ricordata come la "strage di via Schievano", la polizia di Stato si è raccolta attorno all'appuntato Antonio Cestari, 50enne originario di San Lorenzello (Benevento), al vice brigadiere 32enne Rocco Santoro di Baronissi (Salerno) e al 24enne Michele Tatulli, guardia originaria di Bitonto, in provincia di Bari. Alla presenza tra gli altri dei famigliari delle vittime, del vice sindaco di Milano Anna Scavuzzo, del questore di Milano Sergio Bracco e dell'assessore regionale alla Sicurezza De Corato, sono state deposte delle corone di fiori vicino alla lapide e alcuni ragazzi dell'Istituto comprensivo Gramsci hanno ricordato i tre agenti uccisi con alcuni loro pensieri scritti per l'occasione.

L'agguato la mattina dell'8 gennaio 1980

Le tre vittime, in servizio presso il commissariato di Porta Ticinese a Milano, la mattina dell'8 gennaio 1980 si stavano recando proprio presso la scuola Gramsci per effettuare un servizio di vigilanza, a bordo della loro auto. Nei pressi del sottopasso di viale Cassala scattò l'agguato dei brigatisti: in quattro con mitra e pistole aprirono il fuoco verso la volante, uccidendo i tre poliziotti. L'agguato fu poi rivendicato dalla "Colonna Walter Alasia" con dei volantini che riportavano, come prima frase, queste parole: "Benvenuto al Generale Dalla Chiesa!". Solo pochi giorni prima, il 14 dicembre 1979, il generale dei carabinieri era stato infatti nominato a capo della divisione Pastrengo, con responsabilità su tutto il Nord Italia: all'indomani della sua nomina erano poi state adottate dal governo, presieduto da Francesco Cossiga, nuove e più severe norme contro il terrorismo. La reazione delle Br si concretizzò nel brutale agguato a tre "servitori dello Stato", caduti mentre svolgevano il loro lavoro.