Le mascherine in Lombardia sono destinate a rimanere obbligatorie "finché non avremo la certezza che il virus è sconfitto", e quindi probabilmente fino all'arrivo di un vaccino efficace contro il coronavirus. Lo ha detto il presidente della Regione, Attilio Fontana, durante un suo intervento alla trasmissione televisiva Mattino 5 su Canale 5. A differenza del suo omologo del Veneto Luca Zaia, compagno di partito della Lega, che dall'1 giugno ha eliminato l'obbligo di indossare le mascherine all'aperto (ma i dispositivi sono ancora obbligatori in negozi e uffici), in Lombardia tutti i cittadini dovranno quindi abituarsi a indossare ancora a lungo i presidi a copertura di naso e bocca. L'ordinanza ancora in vigore in regione, che scade il 14 giugno, prevede la possibilità di sostituire le mascherine con altri indumenti come sciarpe e foulard. A questo punto è probabile che nel giro di una decina di giorni Fontana emetta una nuova ordinanza per prolungare l'obbligo di indossare i dispositivi di protezione individuale.

"Io sono più prudente – ha detto Fontana a proposito del collega Zaia – perché ho parlato con tanti medici e tanti scienziati che dicono che la mascherina è il principale mezzo attraverso il quale si evita il contagio, e tenuto conto che è fastidiosa ma non così drammaticamente fastidiosa e che ci consente una vita praticamente normale, io credo sia giusto portarla ancora finché non avremo la certezza che il virus è sconfitto". Certo, il confronto tra Lombardia e Veneto è impietoso se si pensa ai dati dei contagi e anche ai decessi: la situazione in Lombardia impone sicuramente maggiore prudenza rispetto al resto d'Italia. Il governatore ha aggiunto che la mascherina, così come il distanziamento sociale, sono "comportamenti, stili di vita, che forse andranno tenuti anche nel momento in cui ci si avvicinerà al contagio zero perché finché non ci sarà la possibilità di avere un vaccino che ci garantisca dal ripresentarsi del virus, credo che qualche attenzione la si debba tenere. Agli italiani – ha aggiunto il presidente Fontana – credo si debba dire che la vita può ricominciare ad essere la vita normale, ma si debba anche dire che quelle precauzioni debbano essere mantenute. Non si può pensare che tutto è tornato come prima. Abbiamo riacquistato una parte della nostra libertà ma qualcosina ancora no".

Sulla riapertura dei confini: Soddisfatto che abbia prevalso il buonsenso

A proposito della libertà ritrovata, con la possibilità a partire da oggi per i cittadini lombardi di recarsi in qualsiasi altra regione d'Italia, Fontana aveva commentato ai microfoni di Centocittà, su Radio 1: "Sono soddisfatto, soprattutto del fatto che abbia prevalso il buonsenso, quell'idea di Paese che non potevamo dimenticare in questo momento". Sulla situazione del virus in Lombardia, e a proposito dei dubbi espressi dal presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta e dal virologo Andrea Crisanti sui "numeri" comunicati dalla Regione, Fontana ha ribattuto: "Sono convinto che i numeri della realtà vadano al di là dei numeri della loro crudezza, i numeri della realtà sono quelli che sono stati descritti dal professor Zangrillo", cioè "quelli dei nostri pronto soccorso ormai liberi, della riduzione dei ricoveri e riduzione delle terapie intensive. Mi sembra una situazione di grande miglioramento e che va verso la normalizzazione".