Dopo il caso della mamma di due figli licenziata dall'Ikea di Corsico perché non riusciva a rispettare i turni di lavoro, dovendo occuparsi dei bimbi, un nuovo episodio solleva il tema della scarsa tutela dei diritti delle donne madri e lavoratrici in Italia. Arriva sempre dalla Lombardia: una donna, residente in provincia di Mantova ma impiegata a Milano in una ditta che effettua indagini di mercato, ha scoperto di essere stata licenziata dalla sua azienda mentre era in congedo per assistere il figlio gravemente malato. La storia è stata riportata dalla "Gazzetta di Mantova".

La donna aveva chiesto e ottenuto il congedo per tre anni.

Secondo quanto ricostruito la donna, la 33enne Veronica Piras di Castiglione Mantovano, ha scoperto di essere stata licenziata dalla sua azienda, la Consulmarketing, da una mail che la ditta le ha inviato lo scorso giugno. Nella comunicazione elettronica l'azienda chiedeva alla donna, assunta dal 2013 a tempo indeterminato, di restituire il materiale necessario alla rilevazione del prezzi (la sua mansione) come chiesto nella lettera di licenziamento inviatale il 19 maggio. Lettera che però la dipendente afferma di non aver mai ricevuto. Oltre alla mancata comunicazione, Veronica contesta i motivi e le modalità stesse del licenziamento, che sarebbe avvenuto durante un periodo di congedo chiesto e ottenuto per curare il figlio Nikolas, affetto da atrofia muscolare spinale (Sma).

Il 13 dicembre il caso finirà in tribunale.

Nikolas è nato nel 2013: Veronica, dopo aver usufruito dei cinque mesi di maternità, aveva concordato con l'azienda la possibilità di restare a casa per altri tre anni al 30 per cento dello stipendio per assistere il figlio, attaccato ai macchinari e bisognoso di assistenza continua. Una possibilità garantita dalla legge e a cui l'azienda aveva detto sì. Il congedo sarebbe dovuto scadere nel marzo del 2018: a giugno, però, come scritto Veronica ha scoperto di essere stata licenziata dalla sua azienda. La donna è decisa a dar battaglia: assistita dai suoi legali Marco Carra e Nunzia Zeida, contattati attraverso la Uil, il prossimo 13 dicembre porterà il suo caso davanti a un giudice del lavoro.