Marica Ricutti, la mamma licenziata da Ikea (LaPresse)
in foto: Marica Ricutti, la mamma licenziata da Ikea (LaPresse)

All'indomani della notizia della conferma del licenziamento di Marica Ricutti, la mamma 40enne mandata a casa da Ikea, il sindacato Filcams Cgil fa sapere che la battaglia per i diritti della lavoratrice non si fermerà: "La sentenza (che risale al 29 ottobre, ma di cui si ha avuto notizia ieri, ndr) non ci ha stupito – ha fatto sapere il sindacato in una nota apparsa su Facebook – poiché è stata scritta dalla medesima giudice del tribunale di Milano che ha confermato, in buona sostanza, il precedente giudizio espresso da lei stessa in fase di rito d’urgenza. Rispettiamo le decisioni della magistratura – aggiunge il sindacato – ma rimaniamo fermamente convinti che il licenziamento di Marika sia un atto profondamente ingiusto". Dalla Filcams hanno preannunciato quali saranno i prossimi passi della vicenda a livello giudiziario: "Il tribunale ha riconosciuto come le esigenze della lavoratrice fossero legittime e in un contesto di difficoltà familiari e lavorative, ritenendo in pratica in qualche modo giustificato il comportamento della stessa ma non tenendone conto poi nella valutazione della sproporzione del licenziamento. Siamo al primo grado di giudizio, pertanto ricorreremo in appello perché rimaniamo convinti che il licenziamento debba essere ritirato".

La vicenda del licenziamento di Marica Ricutti

Marica Ricutti è una mamma separata che vive con i suoi due figli, di cui uno disabile. È stata licenziata nel novembre dello scorso anno dal colosso dell'arredamento svedese dopo 17 anni di lavoro nella sede Ikea di Corsico, alle porte di Milano. Sui motivi del provvedimento si è consumato lo scontro tra la ex lavoratrice e l'azienda. La prima sostiene di essere stata licenziata per non aver rispettato, in due diverse circostanze, gli orari lavorativi che le erano stati imposti dall'azienda dopo un cambio di mansione che lei aveva già detto di non poter rispettare per via dei suoi figli. L'azienda aveva invece parlato di comportamenti dell'ex dipendente che avevano "compromesso la relazione di fiducia", portando alla decisione "difficile ma necessaria" di licenziarla. Marica, assistita dal sindacato e dal suo avvocato, Maurizio Borali, aveva chiesto il reintegro. Ad aprile tuttavia un giudice del lavoro di Milano aveva dato ragione a Ikea. A fine ottobre lo stesso giudice ha confermato il suo provvedimento, respingendo l'opposizione presentata dal legale di Marica.

Adesso, come annunciato dal sindacato, la battaglia per il reintegro di Marica andrà avanti, senza dimenticarsi del contesto in cui si è consumato il licenziamento: "Rimane il tema generale delle condizione di lavoro nel settore della Grande Distribuzione soprattutto femminile, poiché, a fronte di legittimi problemi nel bilanciamento tempi di vita e di lavoro non si trova riscontro nelle scelte aziendali, orientate solamente al profitto e al sempre aperto, dalle domeniche ai festivi, al lavoro notturno", sottolinea il sindacato. Nel frattempo Marica è da un anno senza lavoro: come da lei affermato a Fanpage non riesce a trovare un altro lavoro, sia per via della difficile situazione economica sia per la "cattiva pubblicità" che a suo dire Ikea le ha fatto nella vicenda.