Da una parte ci saranno i bimbi italiani, che potranno regolarmente mangiare le pietanze offerte dalle mense scolastiche. Dall'altra invece i figli delle famiglie provenienti da Paesi extra Unione europea, che dovranno accontentarsi di panini portati da casa. E questo anche a parità di condizioni reddituali da parte delle due "categorie" di bimbi. È l'effetto del nuovo regolamento sull'accesso ai servizi accessori della scuola a tariffe agevolate approvato dalla giunta di centrodestra di Lodi, guidata dalla sindaca della Lega Sara Casanova. Con l'inizio dell'anno scolastico il provvedimento ha fatto sentire i suoi effetti su determinate categorie di persone, ovvero le famiglie in cui anche solo un membro è extracomunitario. La giunta di Lodi, attenendosi a quanto pare a una legge statale, ha chiesto a questi nuclei famigliari di produrre una dichiarazione patrimoniale fornita dalle autorità dei loro Paesi d'origine per attestare l'assenza di redditi o beni immobili, condizioni per poter usufruire gratuitamente o a tariffe agevolate di servizi quali le mense o gli scuolabus. Il problema, come hanno evidenziato alcune delle famiglie penalizzate dal provvedimento, è che in alcuni Paesi è impossibile ottenere i documenti richiesti dal Comune di Lodi. Per questo, molte di loro, ritrovatesi improvvisamente da un anno all'altro in una fascia Isee differente da quella dello scorso anno, non potranno permettersi di pagare le nuove tariffe dei servizi.

Nei primi giorni di scuola i circa 130 bambini extracomunitari che si sono trovati, loro malgrado, vittime di discriminazione nei confronti dei loro compagni, sono stati lasciati a casa per protesta dai loro genitori. Adesso sono quasi tutti tornati a scuola, muniti di panini da casa: all'ora di pranzo, mentre i loro compagni usufruiranno del servizio mensa, dovranno accontentarsi del pasto portato da casa. Una situazione che, da qualsiasi parte la si voglia guardare, è molto brutta se ci si mette per un attimo nei panni dei bambini che la vivranno. La sindaca del Carroccio si è giustificata: "Applico la legge, chi non è in regola o paga o trova altre soluzioni". E nei commenti che si possono leggere sui social network sono in tanti ad appoggiare la sua decisione, in nome di una presunta "uguaglianza di trattamento" tra famiglie disagiate italiane e famiglie disagiate straniere. Il problema, però, è che come si potrà osservare nelle mense questa uguaglianza non c'è: da una parte ci saranno i bimbi italiani (le cui famiglie possono per legge autocertificare il proprio reddito), dall'altra i bimbi stranieri: "Una cosa per noi inaccettabile – ha dichiarato Stefano Caserini di 100&Lodi, che dai banchi dell'opposizione sta protestando da giorni contro il provvedimento della giunta – Per questo, nei prossimi giorni, daremo certamente battaglia perché questo stato di cose, per noi, deve cambiare".