È salita sul palco del tempio della lirica, il Teatro alla Scala di Milano, per parlare degli orrori dell'Olocausto. Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della barbarie dei campi di concentramento nazisti, questa mattina ha parlato davanti a un pubblico composto da centinaia di studenti delle scuole superiori milanesi. La senatrice 88enne, scampata agli orrori di Auschwitz, è intervenuta all'iniziativa organizzata dall'Anpi provinciale di Milano e dall'associazione Figli della Shoah in vista del prossimo 27 gennaio, giornata in cui si celebrerà il XIX Giorno della Memoria. Ragazzi e ragazze si sono alzati in piedi per salutarla: un riconoscimento alla figura e all'impegno instancabile della senatrice per far sì che proprio i giovani non smettano di ricordare quanto avvenuto durante la dittatura nazifascista in Europa.

Segre: Siamo memoria e siamo futuro

Nel suo discorso Liliana Segre ha unito proprio passato e nuove generazioni: "Siamo memoria e siamo futuro", ha detto la senatrice che ha poi fatto dei paralleli con il clima che si respira ancora oggi, a tanti anni di distanza: "Quando ci deportarono non c'era quella pietas che manca anche oggi. C'era quel razzismo che ci porta a dimenticare che non esiste altra razza che quella umana", ha detto la senatrice. Liliana Segre ha raccontato alla platea composta da studenti di quando venne espulsa da scuola all'età di otto anni "per la sola colpa di essere nata, per la colpa di essere ebrea. Anch'io – ha poi aggiunto con un secondo, duro affondo sulla realtà odierna – sono stata una clandestina nella terra di nessuno, so cosa vuol dire essere respinti quando le frontiere sono chiuse". "So cosa vuol dire quando si nega l'asilo, sono stata una richiedente asilo", ha poi affermato la senatrice ricordando di essere stata respinta da un ufficiale svizzero alla frontiera perché secondo lui non era vero che in Italia c'era la guerra.

Da gennaio trenta nuove pietre d'inciampo a Milano

All'incontro, introdotto dal giornalista Enrico Mentana, hanno partecipato anche la vicesindaco Anna Scavuzzo, il presidente della sezione milanese dell'Anpi Roberto Cenati e due partigiani. A partire da giovedì 24 gennaio a Milano saranno posate nuove "pietre d'inciampo" per onorare la memoria di quanti vennero deportati nei campi di concentramento nazisti e non fecero più ritorno. Gente uccisa perché ebrea, per motivi politici, per il proprio orientamento sessuale: anche molti internati militari italiani che all'indomani dell'armistizio rifiutarono di arruolarsi nella Repubblica sociale italiana o di combattere al fianco dei tedeschi e vennero imprigionati. A ideare le pietre d'inciampo, blocchi di pietra che vengono incastonati nelle strade con una targa d'ottone sul lato che resta visibile, è stato negli anni Novanta l'artista tedesco Gunter Demnig. Da allora ne ha posate oltre 70mila in tutta Europa. A Milano la prima pietra d'inciampo venne posata nel gennaio 2017: fu dedicata proprio al papà di Liliana, Alberto Segre, morto ad Auschwitz.