Lele Mora dovrà comparire in tribunale come testimone delle difese nel processo in cui è imputato per estorsione Michele Cilla, gestore di un locale milanese. La vicenda è molto complessa: Mora si sarebbe recato in un campo rom milanese per acquistare dello champagne di lusso, ma sarebbe stato minacciato e derubato di 40mila euro. Una vera e propria trappola: gli venne sottratto il borsello dalle mani al momento di concludere l'affare e sarebbe stato sparato anche qualche colpo di pistola d'avvertimento.

La truffa dello champagne

Quei soldi rubati erano di Cilla e Mora, dopo la rapina, avrebbe deciso di restituirne diecimila dopo le pressioni non proprio amichevoli del creditore. In merito alla rapina al campo rom gli investigatori non hanno trovato riscontri e Mora non ha mai denunciato il fatto. Per un caso parallelo alla ‘truffa dello champagne', però, il pm Giovanni Tarzia ha chiesto e ottenuto il processo per Cilla e per due persone a lui vicine. I tre avrebbero preteso con minacce e violenze 10mila euro e la rinuncia a un credito di 5mila euro da Ottavio e Marco Pingitore, rispettivamente padre e figlio. In pratica Cilla avrebbe accusato i Pingitore di avergli proposto la truffa dello champagne e per questo pretendeva di riavere indietro da loro i soldi persi. La truffa dello champagne, quindi, secondo Cilla sarebbe stata suggerita da Pingitore, ma Cilla, nel processo, è accusato di estorsione nei confronti di padre e figlio. Una vicenda intricatissima in cui gli inquirenti, non trovando riscontri sulla truffa al campo rom, avevano deciso di non coinvolgere Lele Mora e di non chiamarlo a testimoniare. Una richiesta, questa, che è stata avanzata, però, dagli avvocati della difesa.