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Opinioni
17 Maggio 2019
17:33

Legnano e i bandi truccati: una piccola Italia

La vicenda di Legnano, con il sistema di bandi pilotati che ha portato all’arresto del sindaco Gianbattista Fratus, del suo vice Maurizio Cozzi e dell’assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, sembra un fatto locale ed è invece la splendida fotografia di una situazione nazionale. È la pratica tutta italiana di decidere il premiato prima del concorso, di sapere il nominato per un certo incarico fottendosene dei curriculum o dei colloqui che vengono espletati come fastidiosa formalità.
A cura di Giulio Cavalli
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Il sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus
Il sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus

C'è una frase significativa tra le carte che a Legnano hanno portato all'arresto del sindaco Gianbattista Fratus, del suo vice Maurizio Cozzi e dell’assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, una frase che c'entra con la città lombarda ma che in fondo è il cuore di un problema tutto italiano che la politica da anni si rifiuta di dibattere e che è il più grande freno nel lavoro e nella meritocrazia. La pronuncia il vice sindaco Cozzi all'assessore alle Opere Pubbliche: "Una volta che si individua, si individua la persona, basta! Fa la gara, Finito!". Scrive il giudice che "la logica è prima si individua il candidato, poi si fa il bando! Cioè a dire l’esatto contrario delle previsioni normative di una corretta procedura selettiva pubblica”.

Una pratica tutta italiana: decidere il premiato prima del concorso

È la pratica tutta italiana di decidere il premiato prima del concorso, di sapere il nominato per un certo incarico fottendosene dei curriculum o dei colloqui che vengono espletati come fastidiosa formalità. È quel vizio tutto italiano di valutare le persone secondo chi le manda e non per quello che sanno fare. In questi giorni, giustamente, tutti ci indigniamo su Legnano ma ciò che accade lì è normalità che sta sotto gli occhi di tutti nelle università, nelle scuole, negli ospedali e in gran parte degli uffici pubblici: non conta cosa sai fare, no, conta solo chi potrebbe rimanere soddisfatto della tua eventuale promozione e chi la potrebbe mantenere. Da anni, in balia di una classe dirigente più preoccupata ad autopreservarsi che pensare veramente al bene pubblico, certi incarichi, certi gradi di responsabilità sono riservati agli amici degli amici nonostante le carte da compilare, le leggi da fingere di rispettare e le commissioni che servono solo a certificare la volontà del potente di turno.

La vicenda di Legnano è la fotografia dell'Italia

E c'è di più. Per entrare nel fortunato cerchio magico conta sapere di fare parte del gioco, e quindi essere alla fine ricattabili, per non rischiare di rompere lo schema predefinito. Tutte le volte che si parla di un Paese bloccato ci si riferisce proprio a questo: quanti sono i giovani italiani che non hanno trovato spazio perché occupato dal figlio di qualcuno o dal prescelto dalla linea di comando? Quante volte ci siamo ritrovati di fronte a dirigenti pubblici che non hanno idea di ciò di cui parlano e di ciò che dovrebbero fare o sapere? Ecco, la risposta è tutta nella piccola vicenda di Legnano che sembra un fatto locale ed è invece la splendida fotografia di una situazione nazionale in cui accade che una persona appena nominata in un consiglio di amministrazione per un favore al padre dica candidamente: "Io non capisco, ho paura di dire cazzate". Ed effettivamente fa paura un'Italia così.

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Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.
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