Mi stupisco che ci si stupisca. O meglio: Roberto Formigoni continuerà a professarsi innocente anche in secondo grado, eventualmente in Cassazione e sicuramente in tutti gli eventuali altri processi che verranno poiché ostentare sicurezza è la sua cifra stilistica. Un modo di fare che in Lombardia (sembra passata un'era ma parliamo di tre anni fa) gli ha permesso di essere il dominus della sanità e soprattutto del sistema di potere che intorno alla sanità ha spartito soldi e poltrone.

Che Formigoni sarebbe stato condannato (dal tribunale e della storia) in quei giorni in Regione Lombardia lo sapevano tutti. Tutti. Lo sapevano i suoi alleati leghisti che se lo ripetevano sotto voce dandosi di gomito per diventare garantisti appena si accendevano telecamere e microfoni; lo sapevano in molti dentro gli uffici, intenti a inventarsi regole per legittimare i favori, lo sapeva il Partito Democratico, nonostante fosse particolarmente timido e soprattutto lo sapevano tutti i consiglieri regionali che furono parte della ridicola commissione d'inchiesta regionale sul caso San Raffaele e Maugeri che fu una camomilla per calmare gli animi. E lo sapevo anch'io perché io c'ero. Ero consigliere regionale in quella (brutta) consiliatura ed ero membro di quella finta commissione di finta inchiesta.

Roberto Formigoni non ha mai avuto un lavoro oltre alla politica. Partiamo da qui: i redditi di chi fin da giovanissimo si è occupato di politica sono pubblici e pubblicati. A Formigoni, solo oggi, sono stati sequestrati 6,6 milioni di euro. Seimilionieseicentomila euro di cui Formigoni non ci ha mai raccontato la provenienza. Un Presidente di Regione che aveva uno stile di vita altissimo (ricordiamolo: Formigoni fa parte dei "Memores", un gruppo laico di Comunione e Liberazione che dovrebbe fare voto di povertà e di castità) e che giustificava le proprie vacanze sugli yacht come "regali non richiesti" dei suoi amici. E i suoi amici, guarda caso, erano tutti soggetti interessati direttamente o indirettamente alla sanità regionale e alle sovvenzioni lombarde. Al suo amico Pierangelo Daccò oggi sono stati sequestrati 23 milioni di euro, al suo ex assessore Simone 15,9 milioni di euro: con Formigoni in tutto sono quasi 54 milioni di euro confiscati per questa vicenda. Vi sembra normale? Beh, non era normale nemmeno ai tempi dell'inizio dell'indagine, credetemi.

Eppure quando decidemmo di chiederne le dimissioni eravamo in due e ci accusarono di essere giustizialisti. Quando io e Pippo Civati (ai tempi consigliere regionale del PD) decidemmo di lanciare l'iniziativa #liberalasedia per chiederne le dimissioni fummo considerati esagitati, esagerati e politicamente inopportuni. L'iniziativa trovò eco al di fuori del Palazzo ma un clima tiepido tra i nostri colleghi.

Ci fu Staino che disegnò la vignetta dell'iniziativa (come cambiano i tempi eh):

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Ci furono i 7grani che curarono la colonna sonora dell'evento.

E fu moltissima la gente in piazza a manifestare. "Chiedemmo – dice Civati – che Formigoni lasciasse all'inizio di quella che si sarebbe di lì a poco rivelata una serie clamorosa di vicende giudiziarie. Protestammo perché la politica avrebbe dovuto intervenire prima della magistratura, per non mettere in discussione la fiducia dei lombardi verso le loro istituzioni. Non accadde. Formigoni reagì male in aula e le cose si trascinarono per mesi, in un triste epilogo".

Cosa successe poi è storia recente: Formigoni entrò in maggioranza di governo e da senatore si meritò addirittura la presidenza di una commissione (Commissione 9ª Agricoltura e produzione agroalimentare). Il ricordo dell'indagine svanì. E oggi fanno tutta finta di essere sorpresi.