Concorso in falso ideologico e materiale. Queste le accuse contestate al sindaco ormai "sospeso" di Milano Beppe Sala dalla procura generale presso la Corte d'appello. Accuse di cui Sala avrebbe avuto notizia solo dai giornali – come da lui comunicato anche nella lettera con cui ha affidato pieni poteri alle vicesindaco Anna Scavuzzo e Arianna Censi – e che hanno provocato un vero e proprio terremoto politico che, di fatto, potrebbe privare per mesi Milano del suo primo cittadino eletto.

Le accuse risalgono al maggio 2012.

Cosa contesta precisamente la procura generale a Sala? L'accusa è relativa a un reato che sarebbe stato commesso da Sala il 30 maggio 2012. Riguarda le nomine per la sostituzione di due componenti della commissione giudicatrice che doveva esprimersi sulla gara per l'appalto della "Piastra dei servizi", il più importante dell'Expo: si tratta della piattaforma sulla quale sono stati montati tutti i padiglioni. Se non fosse stata costruita in tempo, l'Esposizione universale sarebbe saltata. Proprio il ritardo sui cronoprogrammi dell'Expo è probabilmente alla base della condotta non lineare contestata a Sala, all'epoca commissario unico di Expo 2015. Su queste nomine la guardia di finanza di Milano, come riporta l'Ansa, avrebbe accertato "circostanze non rispondenti alla realtà". In particolare, le nomine sarebbero state retrodatate per "evitare di dover annullare la procedura fin lì svolta", circostanza che avrebbe fatto slittare inesorabilmente l'inizio dei lavori.

I diversi atteggiamenti tra le procure.

L'informativa delle fiamme gialle è del maggio 2013, ed è agli atti anche dell'inchiesta condotta dai pubblici ministeri della procura della Repubblica di Milano che non avevano iscritto Sala tra gli indagati e, lo scorso febbraio, avevano chiesto l'archiviazione per i cinque indagati: gli ex manager Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo e gli imprenditori Piergiorgio Baita (presidente della società Mantovani) e gli imprenditori della società Socostramo, Erasmo e Ottaviano Cinque. Ma Le stesse accuse, evidentemente, per la procura generale presso la Corte d'Appello hanno meritato un approfondimento: dopo che anche il giudice per le indagini preliminari Andrea Ghinetti si era opposto alla richiesta di archiviazione, il caso è stato avocato a sé dalla procura generale, che dopo ulteriori 30 giorni di indagini ha chiesto un'uilteriore proroga di sei mesi. È nelle pieghe di questa proroga che sono emersi i due nuovi indagati, Sala e Paolo Pizzarotti, legale rappresentante dell'omonima ditta di Parma. Quest'ultimo sarebbe indagato per tentato turbativa d'asta e ha già professato la propria estraneità.

La procura generale pronta ad ascoltare Sala.

Adesso, dopo la mossa di Sala, da più parti arrivano inviti affinché il primo cittadino "congelato" chiarisca la sua posizione al più presto. Il sindaco "sospeso" potrebbe essere ascoltato presto dal magistrato che coordina le indagini, il sostituto procuratore generale Felice Isnardi. Sala, difeso dall'avvocato Salvatore Scuto, potrebbe convincere il giudice della sua estraneità ai fatti, inducendolo così a stralciare la sua posizione da quella degli altri indagati per chiedere poi l'archiviazione. Questo – se effettivamente dovesse essere così – nel tentativo di far durare il meno possibile l'impasse politica, che potrebbe mettere a dura prova la coalizione uscita vincente dalla urne lo scorso giugno. Già, non sono passati neanche sei mesi. E visto che siamo a Milano e che Sala è appassionato di calcio, vale la pena utilizzare una metafora calcistica valida per gli allenatori: il sindaco di Milano, di fatto, non è arrivato a "mangiare il panettone". Ma magari potrebbe rifarsi l'anno prossimo.