A ottobre aveva pubblicato una lettera sul "Corriere della sera" raccontando le proprie difficoltà nel trovare un candidato valido per la sua azienda. La vicenda legata all'imprenditore Francesco Casile e alla sua "Casile & Casile", ditta del settore della moda con base a Milano, negli ultimi giorni è finita al centro delle cronache: l'imprenditore è stato ospite di due diverse trasmissioni tv, "Porta a Porta" su Rai Uno e "Stasera Italia" su Rete 4 e ha continuato a sottolineare le difficoltà nell'assumere un candidato che volesse lavorare a tempo indeterminato con uno stipendio di 1500 euro al mese e 14 mensilità.

I suoi interventi hanno subito scatenato le discussioni sui social: da un lato alimentando il refrain dei "giovani fannulloni" che non vogliono lavorare e fare sacrifici anche a fronte di stipendi e condizioni lavorative più che dignitose, dall'altro alimentando i sospetti di chi vedeva nel tentativo di Casile un modo per farsi pubblicità e alimentare appunto stereotipi sui giovani che altre volte in passato sono stati smentiti da una realtà dei fatti diversa da quella raccontata dagli imprenditori.

La verità, nel caso dell'imprenditore Casile, sta probabilmente nel mezzo. Innanzitutto va detto che ieri l'uomo sulla propria pagina Facebook ha detto di aver trovato finalmente la persona che cercava (anche se non è chiaro se ne abbia trovata solo una o due), invitando quindi a non inviare più curricula e scusandosi con le 2.131 persone che gli hanno inviato mail e a cui non potrà rispondere. Poi l'imprenditore si è lasciato andare a uno sfogo contro chi lo ha accusato di essersi fatto solo pubblicità: "Ho capito perché molta gente non trova lavoro perché pensa solo a criticare e denigrare. Io la lettera al Corriere l’ho inviata il 17 ottobre chiaro? – ha scritto Casile – Voi che vi permettete di dire che l’ho fatto per farmi pubblicità meritate di rimanere sempre senza lavoro".

Come sempre il caso è stato trattato con buona dose di generalizzazione

L'imprenditore ha poi aggiunto che non credeva di "sollevare un così grande polverone per un argomento di grande attualità". Ma il polverone si è alzato probabilmente anche per una buona dose di generalizzazione con cui un tema così delicato è stato trattato. Se infatti è innegabile che Casile, come da lui raccontato a "Porta a Porta", abbia trovato degli interlocutori che non hanno dimostrato di volersi impegnare attivamente nella ricerca di lavoro e, in alcuni casi, hanno ammesso che avrebbero preferito aspettare il Reddito di cittadinanza, è altresì lampante che difficilmente Casile avrà approfondito la situazione e i cv di tutte le migliaia di persone (si parla di oltre quattromila) che si sono rivolte a lui dopo i suoi appelli. Magari tra quelle persone ve n'erano diverse disposte a lavorare, ma che non sono state ritenute "in linea" con i requisiti, seppur minimi ma comunque molto precisi, chiesti da Casile: venditori con una conoscenza del mercato della moda nell'Est Europa e che sapessero parlare inglese. Alla fine, in ogni caso, nel polverone delle critiche e delle polemiche l'imprenditore è comunque riuscito a trovare ciò che cercava. A molti disoccupati, invece, resterà invece solo l'amaro in bocca per un altro episodio in cui, oltre al danno di essere senza lavoro, si è aggiunta la beffa di sentirsi definire dei fannulloni.