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Opinioni
30 Maggio 2019
19:14

La lezione di Michele, diventato sindaco di Onore (Bergamo) a 20 anni

La lezione di Michele Schiavi, diventato sindaco di Onore (Bergamo) a 20 anni, è questa: a forza di mettersi in gioco succede che prima o poi si vince. E quando si vince e si ha l’opportunità di mettere in mostra i propri talenti, allora si ha la netta sensazione di esistere. Di essere vivi. Di essere parte di un Paese.
A cura di Giulio Cavalli
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I vent'anni li ha compiuti da poco, ma la politica ha iniziato a farla a quindici. Michele Schiavi è diventato sindaco di Onore, il comune in cui abita in Val Seriana (in provincia di Bergamo) con il 51,22 per cento dei voti, ma ha già imparato le regole della politica in caso di vittoria: mica per niente dice che "il merito è della squadra" e che "è stato premiato soprattutto il programma". Ovvio che un sindaco così giovane abbia in testa soprattutto le nuove generazioni e infatti tra i provvedimenti promessi c'è la reintroduzione della borsa di studio per gli studenti (Schiavi è studente in Giurisprudenza) e l'attenzione per i suoi coetanei, ovviamente non dimenticando "tutti gli altri".

La frase manifesto: La politica è bellissima

Schiavi non è un politico per caso: a quindici anni ha fondato ed è diventato segretario della sezione locale di Fratelli d'Italia. Ciò che colpisce nelle sue frasi post elezioni è un'affermazione che dovrebbe diventare un manifesto, al di là delle posizioni politiche di ognuno, per queste nuove generazioni (e non solo) che, chissà perché, si sono convinte che la politica sia qualcosa che vada subìta puntando sul meno peggio o al massimo affidandosi al leader di turno: "La politica è bellissima – dice Schiavi –  Dai miei coetanei spesso viene vista come una cosa lontanissima e negativa per colpa di qualche politico che si comporta male. È come se a causa delle scorrettezze di qualche giocatore si mettesse alla berlina tutto il calcio".

Che la politica si debba fare, e non subire, è una lezione da imparare in un Paese che da sempre – ed è un male atavico tipico italiano – giudica i giovani come se fossero mostri incapaci di diventare classe dirigente se non dopo avere superato la soglia dei sessant'anni. Che la politica sia prima un mettersi in campo e solo dopo un voto è qualcosa che hanno imparato molto alcuni nuovi partiti (vedi appunto Fratelli d'Italia ma in un certo senso, anche se più disordinatamente, il Movimento 5 Stelle), ma che sembra invece essere un blocco non sbriciolatile da alcune parti dove da decenni, bene o male, sono sempre gli stessi a tirare le fila. E non è solo questione politica, no, ma è una questione che riguarda la classe dirigente in senso esteso, dall'imprenditoria al settore pubblico, dove la gioventù, e succede solo qui da noi, è vista come un handicap da recuperare e non come un valore aggiunto. La lezione di Michele è proprio questa: a forza di mettersi in gioco invece succede che prima o poi si vince. E quando si vince e si ha l'opportunità di mettere in mostra i propri talenti, allora si ha la netta sensazione di esistere. Di essere vivi. Di essere parte di un Paese.

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Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.
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