Dopo 32 anni passati prima nel gruppo Gs e poi, dal 1999, in Carrefour Italia, Luciano Pasetti il 4 aprile si è trovato improvvisamente a casa. Licenziato "per giusta causa" dall'azienda perché si è "interrotto il rapporto di fiducia" che legava il gruppo della grande distribuzione organizzata al dipendente. Ma il 52enne Pasetti non ci sta e attacca l'azienda, parlando di un licenziamento "politico" e denunciando presunti comportamenti scorretti da parte dei suoi datori di lavoro, che avrebbero poi determinato il suo licenziamento. Prima di capire più nel dettaglio la vicenda, c'è da dire che l'azienda, interpellata da Fanpage.it, ha respinto ogni accusa, spiegando in una breve nota le motivazioni dell'interruzione del rapporto di lavoro con Pasetti. Sarà naturalmente un giudice del lavoro, se la questione arriverà in tribunale, a determinare chi abbia ragione tra i due.

La versione del lavoratore

Pasetti sostiene che all'origine del suo licenziamento ci sia un episodio avvenuto a metà marzo all'interno del Carrefour market di viale Famagosta, a Milano. Un cliente aveva chiesto al dipendente di prendergli delle casse d'acqua poste in cima a uno scaffale. Pasetti si sarebbe rifiutato, sostenendo di non poter caricare i fardelli d'acqua, troppo pesanti, per via di problemi di salute, da lui regolarmente documentati. Il dipendente avrebbe però cercato subito un collega per poter soddisfare il cliente, senza però trovarlo subito. L'intoppo, secondo Pasetti, si sarebbe risolto nel giro di pochi minuti. Un tempo d'attesa evidentemente giudicato però troppo lungo dal cliente, che si era quindi andato a lamentare del trattamento ricevuto dal dipendente con un suo superiore.

La questione sembrava essere finita con la semplice lamentela del cliente. E invece un collega di Pasetti, con un contratto a termine con scadenza a giugno (un dettaglio che è importante sottolineare, come si potrà leggere in seguito), circa un quarto d'ora dopo l'episodio si sarebbe presentato dal 52enne scusandosi con lui e dicendogli: "Mi hanno costretto a firmare". Cosa? Una dichiarazione che in sostanza accusava Pasetti per quanto accaduto col cliente, sottolineando come l'episodio avesse di fatto determinato la rottura di quel "rapporto di fiducia tra lavoratore e azienda" che ha portato poi al licenziamento del 52enne. In pratica, il collega di Pasetti lo avrebbe "condannato", firmando una dichiarazione che ha inchiodato il 52enne davanti alle proprie responsabilità. Secondo il racconto di Pasetti il suo collega sarebbe però stato costretto a firmare, sotto il subdolo ricatto della scadenza a breve termine del contratto. Questa è comunque solo una delle accuse che Pasetti muove a Carrefour: "Hanno trovato questo appiglio, una pistola fumante per farmi fuori. Hanno fatto fuori la persona che aggregava i lavoratori, una delle persone più vecchie", ha detto a Fanpage.it il 52enne. Pasetti sostiene anche che il suo licenziamento abbia motivazioni in un certo senso "politiche": "Il punto vendita di Famagosta deve essere ceduto a un altro imprenditore – dice il 52enne – Il mio licenziamento non è altro che togliersi dal libro paga uno dei lavoratori più vecchi, il delegato sindacale, quello che continua a denunciare quello che combinano".

La replica dell'azienda

Come già anticipato, la posizione dell'azienda sulla vicenda è netta e diametralmente opposta a quella del suo ormai ex dipendente: "Carrefour Italia respinge fermamente le infondate accuse mosse dall’ex dipendente Luciano Pasetti all'Azienda, basate esclusivamente sulla ricostruzione fantasiosa della controparte – afferma il gruppo in una nota – Da almeno 10 anni, il signor Pasetti ha adottato anche verso i propri colleghi in decine di occasioni comportamenti inappropriati che hanno generato numerosi richiami verbali, formali e sanzioni che hanno portato alla fine alla risoluzione del rapporto di lavoro per giusta causa". Lo scontro "dialettico" ed eventualmente giudiziario tra le due parti sembra a questo punto inevitabile.