Il capannone andato in fiamme
in foto: Il capannone andato in fiamme

Sei persone sono state arrestate dai carabinieri a seguito dell'incendio nella discarica abusiva di Corteolona, nel Pavese, che andò in fiamme ai primi di gennaio di quest'anno e fece temere per un possibile allarme diossina. Oltre agli esecutori materiali dell'incendio, sono finiti in manette anche l'organizzatore di un traffico illecito di rifiuti, il trasportatore che li portava nel capannone bruciato e i titolari di impianti di rifiuti da cui gli scarti provenivano. Per i sei arrestati, cinque italiani e un rumeno di età compresa tra i 40 ed i 55 anni, le accuse sono a vario titolo di incendio doloso, gestione illecita di rifiuti, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, in collaborazione con la procura della Repubblica di Pavia. Ad eseguire l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Milano sono stati, questa mattina, i carabinieri forestali di Milano e Pavia e i colleghi dell'Arma della compagnia di Stradella. Grazie anche a telecamere posizionate all'ingresso della discarica abusiva, gli investigatori sono riusciti a documentare l'andirivieni di camion dal capannone ufficialmente in disuso: i tir entravano carichi di rifiuti e uscivano vuoti, pronti per un nuovo viaggio.

L'incendio nella notte tra il 3 e il 4 gennaio

Il rogo nel capannone in disuso che si trova a Corteolona era divampato la sera del 3 gennaio. All'inizio i materiali bruciati, pneumatici e sostanze plastiche, avevano liberato nell'aria sostanze tossiche, come la diossina, spaventando i residenti della zona e le autorità. In seguito l'Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale, aveva dichiarato: "L'incendio scoppiato a Corteolona la sera del tre gennaio ha avuto, come capita di solito in eventi di simile portata, un impatto significativo sulla qualità dell'aria solo nelle primissime ore ma, al momento dello spegnimento, la mattina del 4 gennaio, la situazione è tornata immediatamente nei parametri indicati dall'Organizzazione mondiale della sanità".

Fin da subito si era ipotizzato che dietro l'incendio potesse esserci il dolo e un possibile traffico di rifiuti: nonostante il capannone risultasse in disuso, infatti, i cittadini e i sindaci dei Comuni vicini avevano puntato il dito contro il sospetto via vai di camion, soprattutto nelle ore notturne, adombrando addirittura la possibile "regia" della criminalità organizzata. A condurre le indagini è stata in effetti la Dda di Milano, anche se dalle accuse emerse non risulta l'esistenza di un'associazione a delinquere dietro il traffico di rifiuti.