L'ex presidente lombardo Roberto Maroni ha avuto un "ruolo di istigatore" nell'affidamento di un incarico nell'ente regionale Eupolis all'ex collaboratrice Mara Carluccio, attraverso una gara che i giudici hanno ritenuto "solo una formalità". È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui la terza Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna a un anno di Maroni per il reato di turbata libertà degli incanti.

Maroni fu "istigatore": le motivazioni della condanna a un anno per l'ex governatore

I giudici hanno rilevato che nelle dichiarazioni spontanee, rese in aula durante il processo, l'ex governatore "ha dichiarato che mai nel corso della sua attività istituzionale, aveva chiesto a chicchessia di violare la legge, il che valeva anche per la presente vicenda", ma "il coerente, articolato ed univoco corredo di prova" depone "per un suo ruolo di istigatore". La corte ha inoltre rilevato che Maroni aveva "un rilevante interesse" a collocare Mara Carluccio, che collaborava con lui da quindici anni.

L'accusa aveva chiesto due anni e mezzo

Nel processo di appello, il procuratore generale di Milano, Vincenzo Calia, aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi. La corte, presieduta da Piero Gamacchio, ha confermato la condanna a un anno (pena sospesa) del processo di primo grado e riqualificato il reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente in "turbata libertà degli incanti".

Assolto dall'accusa di induzione indebita

Confermata l'assoluzione, emessa in primo grado, per l'accusa di induzione indebita relativa al tentativo di far inserire a spese di Expo, Maria Grazia Paturzo nella delegazione per un viaggio a Tokyo nel 2014. Confermate in secondo grado anche le condanne ad un anno per Giacomo Ciriello, ex capo della segreteria del governatore, a 10 mesi e 20 giorni per Andrea Gibelli, ex segretario generale del Pirellone e presidente di Fnm spa e a 6 mesi per Mara Carluccio.