Uno degli sportelli bancomat fatti saltare in aria dai ladri
in foto: Uno degli sportelli bancomat fatti saltare in aria dai ladri

Sfondavano le vetrate delle banche con un ariete e poi facevano saltare in aria gli sportelli bancomat mediante una "marmotta", cioè una carica esplosiva di piccole dimensioni inserita dopo aver praticato un foro nello sportello. Con questa tecnica la "banda della marmotta" ha assaltato tre istituti di credito a Somma Lombardo e Mornago, rubando complessivamente oltre 50mila euro. I furti erano avvenuti nell'inverno del 2017 e da allora i carabinieri di Gallarate avevano avviato le indagini per risalire ai componenti della banda. All'alba di oggi sono stati arrestati: in manette sono finite tre persone, due 29enni e un 30enne, tutti disoccupati e originari della provincia di Foggia. Due di loro erano residenti proprio nella città pugliese mentre un altro era domiciliato a Pesaro: motivo per cui, per il loro arresto, i carabinieri di Gallarate hanno chiesto la collaborazione dei colleghi delle due città.

Determinante il supporto del Ris di Parma

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di furto aggravato e ricettazione e sono finiti nei penitenziari di Foggia e Pesaro in base all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio Giuseppe Limongelli. Due degli arrestati erano già noti alla giustizia per via di precedenti per reati di furti e droga. A incastrare i tre ladri, oltre alle intercettazioni e alla tradizionale attività di indagine da parte dei carabinieri, è stato il ritrovamento dell'auto usata dai tre membri della banda per i loro colpi. Si tratta di una Volkswagen Golf trovata in un autosalone di Foggia e poi affidata ai Ris di Parma: dalle indagini della scientifica è emerso che all'interno del veicolo e sulla carrozzeria c'erano tracce di esplosivo. Durante i colpi i tre utilizzavano targhe rubate per impedire l'identificazione delle vetture utilizzate: agivano rapidamente, con uno stile definito paramilitare che includeva sopralluoghi, ricognizioni e una velocità di esecuzione che alla fine però non ha impedito che i tre finissero in carcere.