"Se te ne vai, ti uccido e poi mi ammazzo anch'io". Questa la minaccia che Maurizio Quattrocchi, operaio 47enne di Cologno al Serio, aveva rivolto alla moglie, la 36enne Zinaida Solonari, alcuni giorni fa, secondo quanto riferito da alcuni familiari della donna. L'uomo, purtroppo, nella notte tra sabato e domenica ha portato a termine, ma solo a metà, quanto aveva promesso: ha atteso la moglie davanti a casa della sorella e l'ha uccisa con due coltellate, prima di fuggire. Quattrocchi, già noto alle forze dell'ordine per piccoli precedenti, è stato poi arrestato diverse ore dopo a Martinengo, dove aveva cercato riparo. Era ormai braccato e, senza vie di fuga, si sarebbe costituito senza opporre resistenza. Oggi il pubblico ministero di Bergamo Letizia Ruggeri chiederà al giudice per le indagini preliminari la convalida dell’arresto, con l’accusa di omicidio aggravato. Pochi i dubbi su quanto è accaduto: chiare, invece, le responsabilità dell'uomo in un delitto che è il terzo femminicidio nel giro di poco meno di due settimane in Lombardia.

Maurizio e Zinaida, per tutti Zina, erano sposati da 13 anni. La coppia aveva tre figlie: una, la più grande, nata da una precedente relazione di Zina. La donna giovedì si era trasferita con le bimbe dalla sorella, spaventata dalle sempre più frequenti e violente scenate di gelosia del marito. Pare che la donna avesse raccontato di queste paure ai carabinieri che, come avviene in questi casi, le avevano consigliato di cambiare indirizzo. Un accorgimento che però non è bastato a sottrarla alla furia omicida del marito: sabato notte attorno alle 2, quando Zina è tornata dal ristorante in cui lavorava, l'uomo l'ha aggredita colpendola con due fendenti prima di scappare. Zina ha urlato per chiedere aiuto, ma i soccorsi chiamati dai vicini sono arrivati troppo tardi. A quel punto è iniziata la fuga del marito: si temeva, considerando le sue parole, che potesse anche aver deciso di suicidarsi. Invece l'uomo ha vagato a bordo della sua auto, una Peugeot, fino a quando, sentendosi ormai braccato, ha deciso di consegnarsi.

Il sindaco di Cologno: Un'altra nostra sorella uccisa da chi l'aveva sposata

Su Facebook il sindaco di Cologno al Serio, Chiara Drago, ha pubblicato una lunga lettera per esprimere lo sconcerto e il dolore davanti alla tragedia di sabato notte. Il sindaco ha poi annunciato che il giorno ei funerali di Zina a Cologno sarà proclamato il lutto cittadino.

Oggi per il nostro paese è il giorno del dolore, ma anche della rabbia. Del dolore perché Zina, una nostra giovane compaesana, non c’è più, uccisa a 36 anni quando aveva tutta la vita davanti e le sue bambine da crescere. Della rabbia perché Zina è una nostra sorella, un’altra nostra sorella uccisa da chi l’aveva sposata. Anche una sola di queste notizie è troppo da sopportare. Oggi è il giorno del dolore, ma non del silenzio. Come sindaca, come rappresentante delle istituzioni, come donna penso che non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quanto accade ogni giorno. Abbiamo il dovere di dire che il sessismo e la violenza di genere sono due piaghe che in una società civile non possono essere tollerate e non devono essere trascurate. Quando fate una battuta volgare o fischiate per la strada a una donna, non le state facendo un complimento: nel migliore dei casi state facendo del sessismo, nel peggiore una molestia. Quando commentate tragedie come questa parlando di “dramma della gelosia”, state in qualche modo cercando di normalizzare ciò che è abnorme e intollerabile. Quando intervistate una donna scampata ai tentativi di omicidio di un uomo e la definite “fortunata”, state reiterando la stessa cultura di chi le ha ripetutamente usato violenza. Zina è l’ennesima donna caduta per mano di un uomo. Ciò che è successo riguarda tutti noi. Dobbiamo uscire da questo “modello” culturale e per farlo serve una presa di coscienza collettiva. Serve uno sforzo congiunto di tutti noi: istituzioni, cittadini, “comunità educante”. Serve crescere bambini che sappiano rispettare le diversità, serve liberarsi dallo stereotipo della principessa che deve essere salvata e dell’eroe che non può mai piangere. Serve insegnare a fare i conti con le frustrazioni, con il limite, serve respingere la cultura del possesso e della sopraffazione. Serve sostenere il coraggio e dare supporto a chi denuncia violenze. Serve saper proteggere chi denuncia. Quello che è successo, a Cologno, a Zina, riguarda tutti noi. Oggi ci chiediamo se abbiamo fatto abbastanza per lei. Abbiamo il dovere di chiederci cosa possiamo fare per evitare in futuro che altre donne cadano per mano di uomini da noi cresciuti. Abbiamo il dovere che queste non rimangano solo parole dettate dal dolore e dalla rabbia che ci pervadono. Per quanto riguarda il nostro paese, nel giorno delle esequie di Zina proclamerò il lutto cittadino, perché la sua morte è una ferita profonda della nostra comunità.