Un piano ideato fin nei minimi particolari e portato avanti con una freddezza spaventosa, disumana. È quello che Antonietta Biancaniello e Raffaele Rullo, madre e figlio residenti nel quartiere di Quarto Oggiaro, a Milano, hanno seguito per uccidere e poi far sparire il corpo di Andrea La Rosa, ex calciatore 35enne di cui si erano perse le tracce un mese fa. I due, fermati giovedì dai carabinieri, sono riusciti a portare a termine solo la prima parte: hanno ucciso il 35enne Andrea, cui dovevano restituire un debito di 38mila euro. L'ultima parte di quei soldi era stata portata loro dallo stesso 35enne la sera del delitto. La Rosa aveva confidato a uno dei suoi calciatori – era direttore sportivo del Brugherio calcio – di temere per la propria vita, prima dell'incontro. Rullo, anche lui 35enne, aveva però convinto La Rosa a recarsi all'appuntamento, rassicurandolo sul fatto che all'incontro sarebbe stata presente anche sua madre. Che, invece, probabilmente era perfettamente a conoscenza delle intenzioni del figlio.

Sarebbe stato Rullo a uccidere La Rosa

Come spiegano Andrea Galli e Cesare Giuzzi sul "Corriere della sera", La Rosa e Rullo si erano conosciuti due anni fa, grazie alla fidanzata di Andrea. Raffaele Rullo, impiegato come tecnico informatico in una nota azienda, sposato e con due figli, non aveva precedenti ma era probabilmente già coinvolto (assieme alla madre) in traffici illeciti con le auto per frodare le assicurazioni. Sarebbe stato lui a uccidere La Rosa, lo scorso 14 novembre: lo avrebbe narcotizzato e poi strangolato. Il taglio sulla gola che i carabinieri hanno trovato sul collo del cadavere di Andrea era forse solo il primo tentativo di farne a pezzi il corpo, per poi scioglierlo nell'acido. Una procedura mutuata dai mafiosi e ispirata forse a casi visti in alcune serie tv. Rullo aveva fatto specifiche ricerche sul pc aziendale (aveva cercato ad esempio informazioni sul piccolo Roberto Di Matteo, sciolto nell'acido da Giovanni Brusca nel 1996). La cantina di via Cogne, a Quarto Oggiaro, dove La Rosa è stato ucciso, era ricoperta di fogli di cellophane per celare, probabilmente le tracce di sangue. E ancora: mamma e figlio avevano comprato una motosega, con cui avrebbero smembrato il cadavere dell'ex calciatore per poi inserirne i pezzi in un bidone metallico.

La madre dell'omicida ha mentito con freddezza per coprirlo

È proprio nel bidone che i carabinieri hanno trovato il corpo di La Rosa: lo hanno intercettato giovedì, mentre era nel bagagliaio di una Lancia Ypsilon guidata dalla 59enne Antonietta Biancaniello. La donna aveva caricato il bidone, con l'aiuto di una persona all'oscuro di tutto, da un'officina in via Alessandro Litta Modignani, dove era rimasto conservato, siglillato, per quasi un mese. Nonostante lo scotch dal bidone proveniva un odore nauseabondo, che aveva spinto il titolare dell'officina, anche lui probabilmente ignaro di tutto, a chiedere alla donna e al figlio di venirselo a riprendere. Quando Biancaniello è stata fermata dai carabinieri a Varedo, sulla superstrada Milano-Meda, ha mostrato una freddezza sconcertante: "Trasporto del gasolio", ha detto. E la stessa freddezza traspare dalle sue prime parole una volta che è risultato evidente come nel bidone non ci fosse del carburante, ma il cadavere di La Rosa: "Mi ha minacciata: ‘Stia attenta, io lo so dove abita lei e suo figlio'. Gli ho detto che dovevo andare in cantina a fare ordine. L’ho attirato con un tranello. Ho preso un taglierino o un coltello dalla tasca e l’ho colpito al collo. Dopo sono andata a casa, mi sono fumata le mie sigarette e ho pensato che così mio figlio era tranquillo. Ho salutato le ceneri di mio marito, la foto di mio padre, di mio suocero. E ho accarezzato mia figlia Sara che dormiva". Biancaniello si è dunque accusata del delitto, probabilmente per coprire il figlio. Che, mentre sua madre veniva fermata dai carabinieri, era in un box di Seveso con 24 litri di acido muriatico, che sarebbero serviti per sciogliere il corpo di Andrea La Rosa.