Era agli arresti domiciliari da un anno con un'accusa tremenda: violenza sessuale continuata sulla figlia minorenne. Ma un papà bresciano di 36 anni ieri è stato assolto perché il fatto non sussiste dal tribunale di Brescia. E ha potuto così uscire dal palazzo di giustizia, dove era presente anche la figlia, da uomo libero. Il giudice Maria Chiara Minazzato ha assolto l'uomo, un allenatore di calcio femminile residente a Gavardo, nel Bresciano, respingendo la richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto una condanna otto anni e sei mesi: sei per le violenze, due per la continuazione delle stesse e sei mesi per i maltrattamenti.

La figlia aveva detto di aver subìto violenze per quattro anni.

La ragazzina aveva parlato delle presunte violenze subite per la prima volta in alcuni temi di scuola, affermando che le stesse si erano protratte per quattro anni. Dalla scuola il caso era poi finito all'attenzione degli assistenti sociali. Il 36enne era stato prima indagato e successivamente rinviato a giudizio sulla base delle dichiarazioni della figlia. I suoi legali, Enrico Cortesi e Maria Elena Poli, convinti dell'innocenza dell'uomo non avevano chiesto riti alternativi. Probabile che alla base delle gravi accuse della figlia ci sia stato un desiderio di vendetta: il papà aveva riconosciuto la ragazzina solo dopo anni, e tra i due non c'era mai stato un rapporto idilliaco. Il genitore davanti al giudice aveva ammesso di aver dato ogni tanto qualche schiaffo alla figlia: da qui era partita anche l'accusa di maltrattamenti, da cui è stato assolto. Alla lettura della sentenza erano presenti padre e figlia. I due si sono allontanati in direzioni opposte: la figlia, che ha compiuto 18 anni lo scorso anno, vive assieme ad alcune amiche. Il papà, che si è liberato di un macigno, non serba rancore: "Sono disposto a perdonare e riavvicinarmi a lei, se lo vorrà", ha dichiarato secondo quanto riporta il "Corriere della sera".