Le rassicurazioni degli scorsi giorni si scontrano con la realtà dei fatti. L'epidemia di polmonite che dall'inizio di settembre ha colpito in particolar modo le province di Brescia e Mantova, in Lombardia, non accenna a placarsi: i casi sono arrivati a sfiorare quota 500. E portano con sé l'incertezza sulle cause del contagio. La legionella, il batterio considerato l'unico responsabile, è stato finora accertato solo in 45 delle 485 persone colpite da polmonite batterica. Inoltre accertamenti più approfonditi hanno "scagionato" la cartiera del Garda di Montichiari, nel Bresciano, nella cui torre di raffreddamento negli scorsi giorni l'Agenzia per la tutela della salute aveva detto di aver trovato tracce di batterio. E così, come scritto dal sindaco di Montichiari Mario Fraccaro in un post, si è tornati in un certo senso al punto di partenza: "L'Ats Brescia ha appena comunicato che gli approfondimenti sulla torre di raffreddamento Ovest della Cartiera del Chiese hanno dato esito negativo ed ha quindi disposto che il sottoscritto revochi l'ordinanza contingibile e urgente di sanificazione emessa recentemente nei confronti dell'azienda – ha scritto il primo cittadino in un post due giorni fa – Prendiamo atto di questa decisione, ma a 14 giorni dallo scoppio dell'epidemia siamo tornati al punto di partenza: rimaniamo pertanto in attesa delle soluzioni che Ats Brescia vorrà fornire il prima possibile in merito all'emergenza polmoniti per rassicurare le nostre popolazioni".

Cinque le persone morte per l'epidemia di polmonite

Le persone che sono decedute per la polmonite batterica sono finora cinque: solo in due casi sarebbe stata accertata la legionella come causa del decesso. Per il resto si attende che il lavoro della autorità sanitarie, di certo non facile, aiuti a fare chiarezza su un'epidemia che, come ha affermato l'Istituto superiore di sanità, è "unica al mondo" e che potrebbe non avere la legionella come unica causa. I campionamenti sono stati effettuati finora nella rete dell'acquedotto (considerata sicura), nelle torri di raffreddamento di alcune aziende della zona (dove in un primo momento sembravano essersi annidati i batteri della legionella) e nelle acque del fiume Chiese, che restano tra le principali indiziate: sono risultati positivi alla legionella infatti sette campioni su 18 prelevati.