È morto, all'età di 83 anni, l'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini. Il suo nome è legato soprattutto a un fatto di cronaca che lo vide protagonista suo malgrado oltre venti anni fa: nel 1997 l'imprenditore venne rapito dalla sua villa di Manerbio, in provincia di Brescia, e tenuto prigioniero per 237 giorni. Soffiantini rimase nelle mani dei suoi rapitori dal 17 giugno 1997 al 9 febbraio 1998, quando venne liberato a Impruneta, in provincia di Firenze. Per la sua liberazione venne pagato un riscatto di cinque miliardi di lire.

Da qualche giorno aveva problemi al cuore

Soffiantini, che era un imprenditore attivo nel campo del tessile, lo scorso sei marzo aveva compiuto 83 anni. Da qualche giorno era ricoverato alla Poliambulanza di Brescia per problemi al cuore, che avrebbero poi portato al suo decesso. Nel maggio dello scorso anno Soffiantini era rimasto vedovo: la moglie, Adele Mosconi, era morta nella loro casa di Manerbio all'età di 82 anni. Era stata proprio la donna, legata e imbavagliata dai sequestratori del marito, a comunicarne il rapimento. Soffiantini lascia tre figli: Carlo, Giordano e Paolo.

Il rapimento di Soffiantini tenne l'Italia con il fiato sospeso per molti mesi, anche perché si trattò di una vicenda molto mediatica: fu l'allora direttore del Tg5 Enrico Mentana, ad esempio, a comunicare la notizia del ricevimento da parte della famiglia di una lettera contenente una cartilagine dell'orecchio dell'imprenditore, inviata dai rapitori. Soffiantini, dopo essere stato prelevato dalla sua villa di Manerbio venne tenuto prigioniero in diversi covi in Toscana. Per il suo sequestro una persona è stata arrestata, Giovanni Farina. Una seconda persona ritenuta implicata nella vicenda, Attilio Cubeddu, è tuttora latitante: si era più volte ipotizzato che sia stato ucciso dallo stesso Farina per non spartirsi i soldi del riscatto. A distanza di oltre 20 anni ci sono ancora aspetti del rapimento avvolti dal mistero, come le circostanze della morte dell'ispettore del Nocs Samuele Donatoni, rimasto ucciso durante un blitz per cercare di liberare l'imprenditore.