"Condannatemi ancora nei tribunali, uscirò sempre a testa alta, "onorato" di aver dato per lo meno fastidio al potere, e di aver suscitato qualche allarme tra la massa che pensa solo a campare. Spezzatemi pure, ma non mi piegherò". Sono le parole di don Giorgio De Capitani, il parroco lecchese condannato per diffamazione a Matteo Salvini per alcuni post offensivi scritti sul suo blog tra il maggio e l'ottobre di quattro anni fa.

Don Giorgio De Capitani dopo la condanna per diffamazione: Non mi piegherò

"Da anni, e sono tanti, sto lottando per una politica “altra”, ovvero per una concezione “diversa”, diciamo “nobile” della gestione politica, in particolare della nostra Nazione, e non solo. Una “battaglia” che non mi risparmia mai nel mettere in gioco tempo e risorse culturali, oltre naturalmente una passionalità interiore, che è l’anima che mi tiene sempre vivace in prima linea. Né le querele né le condanne mi frenano, anzi servono a stimolarmi con maggiore determinazione", ha scritto sul suo sito il prete, che dopo la condanna dovrà pagare una pena pecuniaria di 7.500 euro oltre a un risarcimento all'ex ministro di 7mila euro.

Il parroco lecchese: Combatto contro la politica corrotta e per risvegliare le coscienze

"Più gli ostacoli sono tosti, le difficoltà sembrano insormontabili, la politica partitica fuoriesce di strada assumendo personalismi populisti da farmi inorridire, più tiro fuori dal mio essere interiore l’energia che ritengo la “migliore”, anche se può assumere talora nel linguaggio toni e vocaboli poco ortodossi alle orecchie dell’opinione pubblica", ha spiegato l'ex parroco di Monete di Rovagnate (Lecco), sostenendo di essere in lotta non solo "contro un sistema politico corrotto o poco consono al perseguimento del Bene comune" ma anche con l'obiettivo di "risvegliare la coscienza di qualcuno tra la massa dormiente".

Le parole del sacerdote: Salvini in aula ha detto il falso

"Ho più di 80 anni, e per me sarebbe per lo meno da sciocco cedere ora, riponendo le armi e lasciando perciò via libera ai prepotenti", è la conclusione di don Giorgio. "I miei difensori hanno evidenziato che Salvini ha detto il falso sotto giuramento. Hanno evidenziato che mi ha accusato di un reato grave sapendo bene che non avevo istigato nessuno ad ucciderlo, eppure silenzio, silenzio di tutti".