Ida Milanesi (a sinistra), neurologa 61enne, è una delle tre vittime del disastro ferroviario di Pioltello. A destra la figlia, Valentina Tagliaferri
in foto: Ida Milanesi (a sinistra), neurologa 61enne, è una delle tre vittime del disastro ferroviario di Pioltello. A destra la figlia, Valentina Tagliaferri

"Dopo un anno stentiamo ancora a crederci, è molto difficile pensare a quello che è successo". Queste le parole di Valentina Tagliaferri, figlia di una delle tre donne morte nel disastro ferroviario di Pioltello, alle porte di Milano, del 25 gennaio 2018. Ida Maddalena Milanesi aveva 61 anni ed era una stimata neurologa dell'istituto Carlo Besta a Milano. La mattina del 25 gennaio di un anno fa era salita sul treno regionale Trenord 10452 partito da Cremona e diretto a Milano Porta Garibaldi per andare a lavorare, come centinaia di pendolari. Non poteva immaginare che all'altezza di Pioltello il terzo vagone del convoglio, sul quale Ida si trovava assieme alle altre due vittime, Pierangela Tadini e Alessandra Giuseppina Pirri, sarebbe deragliato facendo finire il treno contro uno dei pali dell'alimentazione elettrica. Un incidente terrificante, col vagone accartocciato contro il palo: oltre alle tre donne morte si registrarono decine di feriti, di cui quattro gravi.

È stata l'ansia più grande della mia vita

Un anno dopo il deragliamento Valentina Tagliaferri, figlia di Ida Milanesi e studentessa di Medicina, ripercorre intervistata da Fanpage.it quel giorno drammatico: "Quel giorno io avevo un esame, tra l'altro anche molto importante, a cui anche mia mamma teneva molto. Tra un orale e l'altro ho trovato diverse chiamate anche di amici che mi chiedevano se la mamma fosse su quel treno. Io ovviamente non sapevo niente, erano già le dieci del mattino. E quindi da lì ho sentito anche mio padre, ma anche lui non sapevo nulla". Da quel momento iniziano ore infinite, in attesa di qualche informazione: "È stata l'ansia più grande che abbia provato in tutta la mia vita – dice Valentina – rimanere in questo dubbio assurdo di lei che non rispondeva al telefono e di nessuno che ci poteva dire qualcosa. Verso l'una mio padre l'ha scoperto ed è venuto a prendermi all'università".

Un anno dopo c'è ancora tanta incredulità per quanto accaduto

Ancora oggi Valentina e il padre non riescono a capacitarsi di cosa sia successo: "Per la modalità in cui è avvenuto l'incidente è stata una cosa super inaspettata, tant'è che dopo un anno stentiamo ancora a crederci, è molto difficile pensare a quello che è successo". Un anno dopo il disastro ferroviario non si sono ancora chiuse le indagini per disastro ferroviario e omicidio colposo coordinate dalla procura di Milano che al momento vedono indagate otto persone tra manager e tecnici di Rete ferroviaria italiana (Rfi) e Trenord, oltre alle due stesse società: "Forse sbagliando non mi sono più informata di tutto quello che sta avvenendo a livello giudiziario, a livello legale – dice Valentina – Mi auguro che non avvenga mai più nel mondo e nella vita una cosa del genere".

Non so se avrò il coraggio di scegliere la strada di mia madre

Un anno dopo il giorno che ha cambiato la sua vita, Valentina è sempre alle prese con i suoi studi di Medicina, una strada intrapresa molto probabilmente anche su spinta dei genitori (anche il papà è medico). Quando ci pensa Valentina si commuove: "Tra un anno e mezzo dovrei aver finito. Significava tanto prima, e adesso non lo più neanch'io. Domani (venerdì 25 gennaio, ndr) avrò un esame di Neurologia, che era il suo campo. Mi fa molto strano studiarlo senza di lei, sarebbe stata fondamentale perché nel suo lavoro era molto brava. Sono abbastanza indecisa sulle specializzazioni non so se avrò il coraggio di scegliere la sua, che era una strada molto impegnativa". Infine, la ragazza racconta di uno degli ultimi ricordi che ha della madre: "Il giorno prima dell'incidente era il giorno prima di questo esame molto importante: c'eravamo io e un amico che studia con me ed eravamo molto in ansia. A cena lei ha iniziato a chiederci un sacco di domande sulla medicina, cose di cui noi non sapevamo assolutamente niente. Ha iniziato a infondere un'ansia anche a cena – dice sorridendo – Le chiedevo di smettere ma lei no, continuava a interrogarci e a porci domande. Questo è uno degli ultimi ricordi che ho".

(Intervista a cura di Simone Giancristofaro)