Un fantoccio con tanto di testa a forma di teschio impiccato al cancello della casa dei genitori di Desirée Piovanelli, la 14enne uccisa nel 2002. L'episodio risale a qualche settimana fa ed è stato denunciato dallo stesso padre della ragazza ai carabinieri secondo i quali si tratta di un vero e proprio atto intimidatorio nei confronti della famiglia Piovanelli. Negli ultimi mesi infatti l'efferato delitto di Desirée avvenuto a Leno, nel Bresciano, è tornato prepotentemente al centro della cronaca giudiziaria: il padre Maurizio la scorsa estate ha presentato un esposto alla procura di Brescia chiedendo la riapertura del caso alla luce di "nuovi elementi connessi all'indagine" emersi nell'ultimo periodo.

Il padre di Desirée Piovanelli ha chiesto la riapertura del caso

Secondo l'uomo infatti dietro l'omicidio della figlia, per il quale sono stati condannati i giovanissimi Nicola Bertocchi, Nicola Vavassori, Mattia Franco, tutti minorenni all'epoca dei fatti, e Giovanni Erra, al tempo l'unico adulto, si nasconderebbe l’ombra della pedofilia e un mandante che avrebbe chiesto la morte della 14enne. Ed è stato proprio Erra poche settimane fa, prima tramite i propri avvocati, e poi attraverso una lettera, a urlare la propria innocenza e chiedere la revisione del processo conclusosi con la sua condanna. Intanto dopo l'atto intimidatorio e la denuncia ai militari il sostituto procuratore Donato Greco ha deciso di aprire un'inchiesta su quanto accaduto, un'inchiesta che si collega direttamente a quella principale in mano a Barbara Benzi su quanto accaduto alla ragazzina 17 anni fa.