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Corteo e saluti romani per Ramelli a Milano: la procura indaga per manifestazione fascista

La procura di Milano ha aperto un’inchiesta per manifestazione fascista e non autorizzata in relazione al corteo di ieri per ricordare Sergio Ramelli. Sono in corso le identificazioni dei militanti di estrema destra che ieri sera, dopo aver sfilato tra piazzale Susa e via Paladini nonostante il divieto da parte del prefetto (e dopo scontri con le forze dell’ordine), nel punto in cui venne ucciso Ramelli hanno partecipato al rito del presente facendo il saluto romano. I neofascisti rischiano una denuncia e un processo.
A cura di Francesco Loiacono
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Manifestazione fascista e manifestazione non autorizzata. Sono le ipotesi di reato contenute nel fascicolo aperto dalla procura di Milano in relazione al corteo di ieri sera per commemorare Sergio Ramelli, il giovane del Fronte della gioventù ucciso nel capoluogo lombardo nell'aprile del 1975 da esponenti di Avanguardia operaia. Il prefetto di Milano Renato Saccone aveva vietato all'estrema destra di ricordare Ramelli con un corteo, dando l'autorizzazione solo per un presidio statico in piazzale Susa. Ma l'intenzione delle forze di estrema destra – in testa CasaPound, Forza nuova e Lealtà e azioni, promotrici del corteo-fiaccolata – era chiara fin dall'inizio: sfilare lo stesso nonostante i divieti. A dare manforte alle organizzazioni di estrema destra era stato anche un appello di oltre 60 tra politici e parlamentari di partiti di destra (dalla Lega a Fratelli d'Italia) che avevano chiesto alle autorità di autorizzare il corteo. Ieri sera alcuni di loro sono intervenuti in prima linea quando una parte dei manifestanti che si era radunata in piazzale Susa si è improvvisamente diretta verso via Paladini, passando da viale Romagna, venendo così a contatto con il cordone della polizia.

Ne sono seguite manganellate, cariche di alleggerimento e molta tensione: tre alla fine i feriti non gravi tra i manifestanti, di cui uno rimasto vittima a quanto pare di una caduta e di un attacco epilettico. Alla fine, forse anche grazie alla mediazione dei politici presenti con la questura, si è arrivati a un compromesso: i manifestanti di estrema destra hanno potuto sfilare verso via Paladini, senza fiaccole e a gruppi, raccogliendosi poi davanti alla targa in via Paladini e alla scritta "Ciao Sergio" che ricordano il luogo in cui venne ucciso il ragazzo 44 anni fa. Lì, come ogni anno, i manifestanti neofascisti (diverse centinaia) hanno partecipato al rito del presente: in risposta alla chiamata per il "camerata Sergio Ramelli" sono seguite centinaia di braccia tese nel saluto romano.

In corso l'identificazione di chi ha fatto il saluto romano

Proprio questo gesto costerà adesso ai responsabili che verranno identificati (tra loro c'è anche Gianluca Iannone, leader di CasaPound e in prima linea alla manifestazione) una denuncia e un possibile processo: anche se proprio oggi quattro militanti di Lealtà e azione che il 25 aprile del 2016 avevano fatto il saluto romano al campo X del cimitero Maggiore di Milano sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Intanto l'episodio di ieri alimenta malumori bipartisan: da una parte i movimenti di estrema destra continuano a criticare il divieto della prefettura e la gestione dell'ordine pubblico, con la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che ha parlato di "una brutta pagina" e di "manganelli usati con troppa disinvoltura" e ha annunciato che chiederà conto di quanto avvenuto al ministro dell'Interno. Dall'altra parte però c'è chi giustamente sottolinea come alla fine il corteo che doveva essere vietato sia stato fatto, con tanto di saluti romani. E anche di scontri, gli stessi che, secondo quanto aveva detto il vice presidente del Senato Ignazio La Russa nel pomeriggio di ieri alla commemorazione istituzionale per Ramelli (alla quale era presenta anche il sindaco Sala), non si erano mai verificati in quattro decenni. Almeno fino a ieri.

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